La Santa Trinità del calcio: i tifosi, il manager, i giocatori

Pepijin Linders, nell'ultima intervista, ha citato una frase storica nel mondo Liverpool: "la Santa Trinità del calcio: i tifosi, il manager, i giocatori"

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Quando si parla di Liverpool è impossibile non fare un salto nel passato. La magia di questo club non si palesa esclusivamente attraverso il presente, di successo senz’altro e colmo di emozioni. E anche il futuro, roseo per certi versi ed eccitante per altri, non basta per spiegare cosa significhi appartenere alla famiglia in rosso. Il passato, senza dubbio, aiuta a capire prima di ogni altra cosa come la magia si crea, come si diffonde. Anfield è un posto dove accade l’inspiegabile per un motivo molto semplice: un giorno qualcuno ha cominciato a costruire qualcosa. Uno scozzese piccolo e caparbio. Un giorno quello stesso scozzese, classe 1913, ebbe a dire che “la Santa Trinità del calcio è formata da: i tifosi, il manager, i giocatori”. Ieri in conferenza stampa Pepijin Linders, braccio destro di Klopp, ha ripreso questa magnifica citazione di Bill Shankly.

Photo by Getty Images

Shanks, come veniva soprannominato, era un uomo nato e morto con il calcio. O, per meglio dire, per il calcio. Il suo forte temperamento scozzese si ritrovava molto anche in terra inglese. Motivo per cui passò la quasi totalità della carriera da calciatore nel nord dell’Inghilterra, principalmente a Preston. Stipendio: £5 a settimana, altri tempi!

Al termine di una carriera da giocatore culminata nella FA Cup 1938, Shankly intraprese immediatamente la carriera da allenatore. Mete esotiche? Sud del paese? Neanche per sogno, si rimane nel freddo nord! Carlisle, Grimsby, Workington, Huddersfield. Nel 1959 un team di seconda divisione, un tempo forte, lo chiama al timone. Si tratta del club geograficamente più a sud che abbia mai allenato: il Liverpool. Rimane 15 anni, vince una decina di trofei, pone le basi del successi futuri. Un unico rimpianto: non vincerà mai la Coppa dei Campioni, impresa in Britannia riuscita fino a quel momento solamente a Jock Stein e Matt Busby. I meravigliosi 15 anni del Liverpool dal 1975 al 1990 vengono costruiti, paradossalmente, nei 15 precedenti.

Il vecchio ingresso al campo ad Anfield. La targa in quella posizione venne voluta da Bill Shankly

L’ultima sua grande apparizione è una sfilata nel meraviglioso teatro del vecchio Wembley. L’occasione è il Charity Shield 1974, trofeo vinto dal Liverpool ma che non figura nella bacheca del manager scozzese. Il motivo è presto detto: il 10 agosto, data della partita, Shankly non allena più il Liverpool da venti giorni. Caso simile anche per quelli che escono dal tunnel con la maglia bianca, il Leeds United. Anche loro hanno cambiato allenatore da tre settimane, ma a differenza dei rossi non sono ‘comandati’ da Don Revie, altra leggenda del calcio inglese. Li guida un giovane allenatore, già molto titolato e anche lui del nord (ma inglese, a differenza di Shanks): Brian Clough.

La particolarità di quel Liverpool, ed è qui che possiamo ricollegarci con la situazione odierna e con la citazione di Linders, risiedeva nella continuità manageriale che la dirigenza volle dare in quel 1974. La chiave sta lì, in quel mese di luglio, quando un enorme capitolo della storia dei rossi sta per volgere al termine. Il vecchio Bill ha ‘solo’ 60 anni, ma nel tunnel di Wembley con la seconda FA Cup da manager in saccoccia capisce che è il momento di smettere.

La dirigenza si trova ad un bivio: «cambiamo tutto o diamo continuità?». La scelta ricade su Bob Paisley, secondo di Shankly. E dopo di lui cadrà su Fagan, suo secondo. Dopo di loro il prescelto sarà Kenny Dalglish, ‘secondo’, ma in campo, sia di Paisley che di Fagan. In quella scelta nel 1974 il Liverpool sceglie di diventare uno dei team più titolati al mondo negli anni a venire.

Quel disegno oggi sembra potersi ricomporre, quantomeno nelle speranze dei Reds. Il Liverpool è ancora uno dei club più titolati al mondo, ma ha vinto solamente tre trofei negli ultimi 13 anni. Di cui due negli ultimi cinque mesi. Molto magro come bottino, ma sappiamo che da quattro anni c’è stata una netta inversione di tendenza. L’arrivo di Klopp ha portato non solo speranza, ma anche capacità di arrivare ai livelli più alti di football e di saperci rimanere.

E uno dei punti vincenti della gestione Klopp risiede sicuramente nell’environment che ha creato. Non è un one-man show, c’è un gruppo. Krawietz e Buvac, che il tedesco ha portato dal Dortmund, hanno iniziato questo percorso. Le dimissioni di Buvac nella primavera del 2018 non hanno scosso l’ambiente. In estate Klopp ha richiamato Linders, già in ambiente Liverpool da anni e andatosene solo per qualche mese per prendere esperienza come manager della prima squadra. Forse Klopp sta cercando, come fa intendere Linders, di ricreare questa trinità? Forse sarà proprio l’olandese a prendere il comando quando il tedesco andrà via (speriamo il più tardi possibile)?

Jurgen Klopp con Pepjin Linders e Peter Krawietz. Photo by Getty Images

Inoltre, in una sua recente conferenza stampa, Jurgen Klopp ha fatto il nome di un suo possibile successore. Quasi come fosse una speranza. Ha chiamato in causa un allenatore alle prime armi, che ha orbitato nel management del Liverpool qualche anno fa ma adesso in Scozia a farsi le ossa. Quando è stato intervistato sull’argomento, il giovane manager in questione ha fatto capire di voler vedere Klopp sulla panchina del Liverpool ancora per tanto tempo: «è quello che noi tifosi del Liverpool ci auguriamo!» ha detto.

Ah, tifa anche per il Liverpool? Aspetta, non è che forse questo giovane allenatore è sceso in campo per il Liverpool 710 volte in carriera? E se fosse lui l’anello mancante per ricercare una futura continuità anche in questo periodo storico del Liverpool?

 

 

Daniele Calamia

Daniele, 22 anni. Palermitano, studente di Economia.
"2.5.15, ultimo gol di StevieG ad Anfield, io c'ero!".