Le tre cose che abbiamo imparato da West Ham – Tottenham 2-3

0
153
Photo by Getty Images

di Simone Dell’Uomo

Compattezza, ripartenze letali e grandi motivazioni, il Tottenham di Mourinho parte col botto e sbanca 3-2 l’Olimpico di Londra. Distrutto il West Ham di Pellegrini che continua a navigare in zone delicatissime della classifica: adesso sì, rischia pure lui, forse la seconda vittima di Mourinho nel giro di 72 ore. Il punteggio non fa onore alla differenza in campo: gol di Ogbonna soltanto al minuto 96′, a partita bella che finita.

LA GARA Partita bella, frizzante, maschia, derby vero, merito di Oliver che lascia giocare fischiando poco, molto all’inglese. Il West Ham prova qualche buona trama senza graffiare, il Tottenham mostra più compattezza del solito, più attenzione, più tipical Mourinho. E tipico di Mourinho sono pure le ripartenze fulminee, così come gli elementi che possono valorizzare la sua filosofica calcistica: Son, Lucas, Alli.. tutti che applicano nel migliore dei modi i suoi dettami. E’ chiaro che il Tottenham sembra averne di più ma serve il guizzo giusto. Che arriva, con Son che entra in area, doppio passo e diagonale fortissimo a piegare le mani di Roberto: classica giocata del coreano. Passa solo qualche minuto e Alli trova una giocata da terra dal nulla che manda in porta Son, assist al bacio per Lucas e autogol di Cresswell: West Ham tramortito, Tottenham crudele! Nella ripresa Lucas fallisce il 3-0, Harry Kane spegne però ogni delusione: gran cross di un super Aurier, cattivo e determinato anche lui, imperiosa incornata dell’uragano, esulta vistosamente Jose Mourinho. Partita in cassaforte: il gol di Antonio nel finale riaccende il pubblico dell’Olimpico ma niente da fare, quello di Ogbonna arriva troppo tardi, finisce 3-2, il Tottenham riporta a casa 3 punti e Mourinho riparte alla grande.

West Ham 4-2-3-1: Roberto, Fredericks Diop (64′ Sanchez) Ogbonna Cresswell, Rice Noble, Yarmolenko (56′ Fornals) Snodgrass Anderson (46′ Antonio), Haller

Tottenham 4-2-3-1: Gazzaniga, Aurier Sanchez Alderweireld Davies (75’Rose), Dier Winks, Lucas (82’Sissoko) Alli (79 Eriksen) Son, Kane

I MIGLIORI I migliori Kane e Son, senz’altro, soprattutto l’uragano tornato straordinario, fresco, determinante, come non si vedeva da tempo. Bene anche Alli, molto molto meglio: Mou gli aveva chiesto il miglior Dele, lui gliel’ha dato. Ma bene, soprattutto, Sergie Aurier, una delle migliori prestazioni in maglia Spurs: determinato, cattivo, soprattutto concentrato. E da qui nasce il cross per lo stacco di Kane. Stavolta sì, dopo tante critiche va premiato lui: chissà che con Jose non possa trovare continuità e rientrare al centro del progetto.

 

LE TRE LEZIONI CHE ABBIAMO APPRESO 

  1. La vittoria di oggi non è certamente qualcosa che con Pochettino non avevamo mai visto. Non è che Mourinho abbia avuto bacchetta magica o chissà cosa. Semplicemente spesso e volentieri un cambio in panchina dopo la sosta porta i suoi frutti. E Mou è stato bravo ad applicare le sue idee di calcio: squadra più bassa, ripartenze letali. Poi naturalmente, specie se ti chiami Jose Mourinho, col tuo blasone, con la tua figura, i giocatori sono chiamati a dare risposte: con Mou non si scherza, chi non si prende le sue responsabilità e delude, finisce in panchina.
  2. Eriksen e Lo Celso in panchina significano calcio diretto, cattivo, pungente, chiaramente meno bello stilisticamente. Tipico Jose: Lucas Alli Son dietro Kane, velocità ed esecuzione. Bravissimo, comunque, a ritrovare il 4231, da sempre sistema perfetto per gli Spurs, stando a chi scrive queste righe. Ritrovati Kane ed Alli, apparsi motivati, freschi, ai vecchi fasti. Il sapiente Davies più basso di Rose, serve riequilibrare a destra dove si spinge di più con Sergie Aurier; Dier riportato vertice basso, perfetto per fare schermo. Stupisce Sissoko in panchina.
  3. Dopo aver esonerato Mauricio Pochettino, Jose Mourinho rischia di aver cacciato anche Manuel Pellegrini. Distrutto un suo vecchio rivale, letteralmente caduto nel tranello e nelle ripartenze del Tottenham Hotspur. Una squadra ombra di se stessa, difensivamente fragile, sgretolata alla prima difficoltà. Buona reazione nel finale, ma non basta, non può bastare. Così come Haller: ancora acerbo, troppo solo. Serve più compattezza in fase difensiva e più gente che accompagna davanti; meno ego, meno prime donne alla Felipe Anderson. Dopo una buona prima stagione, l’impressione è che il mercato abbia tutt’altro che rinforzato la rosa: ci si attendeva lo step europeo, invece gli Hammers restano vicinissimi alla zona retrocessione. Non le condizioni ideali, ma la colpa dell’ingegnere è quella di non essersi riuscito ad imporre: rischia sempre l’allenatore, non sarebbe una sorpresa l’esonero.

Simone Dell’Uomo