FOCUS – Matt Le Tissier: un giocatore, una squadra

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“Arsenal o Manchester United? Preferisco rimanere tra la gente ed i pub di Southampton”.

Se non sapete chi è Matthew Le Tissier, per tutti Matt, potete comodamente sdraiarvi sul divano, prendere qualcosa da bere e gustarvi i video che la nostra redazione inserì già qualche tempo or sono.
Se invece sapete chi è, farete esattamente la stessa cosa, perchè di ammirare le sue gesta sul campo da calcio non ci si stanca mai.
Quando si pronuncia il nome di Le Tissier si pronuncia automaticamente quello del Southampton e viceversa, in quanto la simbiosi tra il giocatore e la squadra è stata pressochè totale.
Per tutta la gente della ridente città situata nella South Coast, il buon Matt ha rappresentato il verbo biancorosso incarnato: 540 partite e 209 realizzazioni, tutte con la stessa maglia, tutte onorando il badge sociale. Un eroe.
Matthew Le Tissier nasce a St. Peter Port, Guernsey, il 14 Ottobre 1968. La località è un protettorato di isole britanniche leggermente staccate dalla costa della Normandia, con il governo Britannico tenuto solo a garantirne la difesa militare. La lingua corrente, ora come allora, di fatto non esisteva: una parte anglofona, una parte francofona. Ed è in questo contesto di metissage che Le Tissier forma la sua personalità ed il suo spirito agonistico, rubando l’occhio degli osservatori dell’Oxford United che gli offrono un provino salvo poi, per cause di peso non idoneo, scartarlo. Nel 1986 arriva la chiamata del Southampton, squadra tra le più rappresentative del Sud d’Inghilterra, regione alla quale Matt aveva sempre guardato con devozione quasi come si trattasse di una terra iperborea dove sogni e realtà andavano a mescolarsi. E, numeri alla mano, forse il concetto nemmeno era poi così tanto sbagliato.

Peso forma quasi mai ottimale, sinistro magico e preciso, carisma così tanto marcato da intimorire aprioristicamente gli avversari. Tutto questo sunto di caratteristiche forse non è nemmeno sufficiente a rendere l’idea dello strapotere di un attaccante che soleva aprire le difese avversarie così come Mosè aprì le acque del Mar Rosso.
Ventisei anni della vita dedicati interamente, in ogni atomo, al Southampton, non sono pochi e malgrado la bacheca tristemente (ed immeritatamente vuota), Le Tissier è indiscutibilmente uno dei più grandi di sempre nel campionato inglese.
Dopo essersi aggiudicato il premio di giovane dell’anno nel 1990 grazie ai suoi 20 goals in 35 caps, Le Tissier prese l’abitudine divenuta poi lapalissiana di concludere ogni stagione con goal da antologia: andato in doppia cifra “solo” per sette stagioni, mantenne sempre il ruolo di seconda punta o di ala offensiva sia che si giocasse con il 4-4-2, sia che si giocasse con il 4-3-3. Largo a destra, amava rientrare e piazzare il suo sinistro leggendario sul secondo palo di giustezza, ma Matt Le Tissier era anche un cecchino implacabile da fuori area, fautore di bibliche martellate mancine (ed anche di destro) a mezz’aria su cui automaticamente la maggioranza dei portieri esponeva la bandiera bianca.
Il perchè abbia scelto di trascorrere tutta la sua carriera nei Saints è tutt’ora un mistero, ma possiamo abbozzare alcune ipotesi plausibili o verosimili. Malgrado l’interesse costante di grandissimi club come il Man Utd, l’Arsenal e gli Spurs, Le Tissier finiva abitualmente per rifiutare qualsiasi tipo di proposta arrivasse dalle sue parti, vuoi per l’amore smodato fatto di passione travolgente verso la gente di Southampton, vuoi per il timore di dover poi rigare dritto ed abbandonare il suo stile di vita scanzonato a vantaggio della discliplina ferrea e quasi militare a cui sarebbe andando sicuramente incontro in club come lo United o i Gunners. Meglio godere a pieno della vita semplice e spensierata di Southampton che sgobbare nei campi d’allenamento londinesi, tra l’altro anche fin troppo lontani dalla sua Guernsey, raggiungibile invece molto facilmente dai vari porti della South Coast, Southampton in primis.
Lo sguardo di chi non ha mai avuto rimpianti per non aver festeggiato una Premier o non aver mai alzato una coppa Europea, il modus vivendi da “bonaccione” che lo rese l’eroe della gente ordinaria e comune, l’altruismo dell’amico di una vita che nel momento di difficoltà ti offre una pinta di birra al pub e ti ravviva il morale cantando una canzone popolare o raccontando una barzelletta. Tutti questo set di elementi da analisi psicologico-relazionale ha reso Matt Le Tissier un personaggio forse inarrivabile al pari dei suoi piedi, tra i più educati in assoluto nell’ultimo trentennio di footie britannico. Romanticismo che poi raggiunge il suo apice se consideriamo che tutte queste decantate imprese avvennero al The Dell, bollente e bellissimo impianto in cui il Southampton ha disputato le sue partite in casa fino al 2001. E chi fu a segnare l’ultimo goal nello storico stadio di casa? Matt Le Tissier.
19 Maggio 2001, Southampton-Arsenal 3-2: in quello stadio da lì a poco demolito, ultimo goal di “Le God” con i Saints.

La stagione 2001/02, la prima disputata nel nuovissimo St. Mary’s, fu l’ultima di Matt con la maglia biancorossa. Il fisico oramai aveva detto basta, stessa parola pronunciata per vent’anni da tutti i portieri presenti dal Vallo di Adriano al Canale della Manica.
Questa è una di quelle storie da raccontare mentre si è brilli davanti ad un caminetto in pieno inverno, circondati da amici, carne alla brace e vino rosso; è una gemma da custodire gelosamente nella cassaforte dei ricordi calcistici più belli di sempre. Anche se poi, effettivamente, la sua etica basata solo sull’impegno strettamente indispensabile in allenamento strideva rumorosamente con quella protestante dell’Inghilterra, da sempre avvezza alla nobilitazione dello spirito attraverso la fatica ed il lavoro. Se calciatori come Stuart Pearce, Gary Pallister e John Terry (solo per citarne alcuni) hanno risposto al “prototipo British” del calciatore tutto fatica ed impegno e poca genialità con la palla tra i piedi, Matt Le Tissier era ed è invece l’esatto opposto. Perdigiorno, amante della birra e del buon cibo anzichè dello sforzo erculeo sui campi di allenamento: d’altronde, quando si è in possesso di una tale genialità calcistica, a cosa servirebbe allenarsi? Parola e musica di Mattewh Le Tissier.
E chissà se veramente il solo talento senza esercizio è sufficiente a regalare gioia agli occhi di chi lo guarda.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi