Michael Owen, la storia di un talento sfortunato

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LONDON - NOVEMBER 22: Michael Owen of Newcastle United during the Barclays Premier League match between Chelsea and Newcastle United at Stamford Bridge on November 22, 2008 in London, England. (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

Un genio del pallone, colpito da una maledizione che ha lasciato a tutti l’amaro in bocca. Un predestinato al quale la sorte non ha voluto riservare il gran finale che avrebbe meritato: l carriera di Michael Owen è un susseguirsi di sensazioni e di emozioni diverse che scorrono tutte sui binari delle montagne russe.

La sua avventura calcistica comincia nel 1991, quando viene scelto dall’Academy del Liverpool, la squadra alla quale sono legati indissolubilmente tutti i traguardi più importanti raggiunti nel corso degli anni. Nel 1996 debutta in Premier League assieme ai più grandi, presentandosi subito con un gol al Wimbledon: è l’inizio di un sogno per Owen che impiega davvero poco tempo per stregare il suo pubblico. Quando entra nel calcio professionistico è poco più di un adolescente, ma già riesce a far capire che non è un attaccante come tutti gli altri. Il Liverpool diventa in tutto e per tutto la sua dimensione naturale e la sua crescita sembra inarrestabile.

Ma è nel 2001 che Michael Owen raggiunge l’apice, quasi inaspettatamente: a soli 22 anni trascina i Reds con gol e assist alla vittoria della Coppa UEFA, della Coppa d’Inghilterra e della Supercoppa Europea, trofei che inevitabilmente lo portano a vincere il Pallone d’Oro, il riconoscimento individuale più prestigioso che ci sia. Ormai l’attaccante non è più un astro che spicca il volo, ma uno dei giocatori più forti dell’intero panorama calcistico, così chiacchierato da attirare addirittura l’attenzione del Real Madrid. Le sirene spagnole sono troppo forti e lo spingono a lasciare il Liverpool dopo 7 anni durante i quali ha lasciato un solco profondo scrivendo pagine importantissime della storia del club.

Ma in Liga Owen non riesce a portare la magia che lo ha accompagnato nel corso della sua prima esperienza: con i Blancos ci resta appena un anno senza mai avere l’opportunità di mettersi davvero in luce. Decide quindi di ritornare in Premier League, sponda Newcastle, con aspettative decisamente ridimensionate rispetto al passato e un futuro spietato alla porta. Durante una partita delle qualificazioni al Mondiale del 2006 contro la Svezia, Michael Owen subisce un infortunio al crociato che segna l’inizio della fine: il suo fisico sembra compromesso e per oltre due anni e mezzo l’attaccante è costretto a lottare contro problemi fisici che gli impediscono di ritornare in campo a pieno ritmo.

Sono 865 giorni di sofferenza per lui che intanto decide di accettare la proposta del Manchester United, nonostante l’astio dei nuovi tifosi che non dimenticano il suo passato vincente nell’odiato Liverpool. Nonostante i continui infortuni che non sembrano dargli pace, Owen con i Red Devils ritrova la serenità che sembrava persa e riesce a catturare le simpatie del suo nuovo pubblico con lo storico gol della vittoria segnato al 96′ con il Manchester City. Dopo tre anni decide di chiudere la carriera allo Stoke City dove resta però per appena una stagione.

A 34 anni Michael Owen decide di appendere le scarpette al chiodo, un gesto (come ha confessato negli anni successivi al suo ritiro) che è stata una vera e propria liberazione per lui, finito in un loop continuo di infortuni che non ha più permesso al suo fisico di riprendersi del tutto. La sua è una storia meravigliosa, trasformata in un vero e proprio incubo: una delle più grandi promesse dell’Inghilterra che ha raggiunto la vetta troppo presto, finendo poi in una triste spirale che non gli ha concesso di chiudere la carriera come avrebbe sognato.