Giugno 2003: il proprietario del Chelsea Ken Bates decide di vendere al società al magnate russo Roman Abramovich per una cifra pari a 140 milioni di sterline. Si tratta della vendita di un club inglese più costosa di tutti i tempi; soprattutto, è l’inizio di una nuova era per i Blues, ovviamente, ma anche per l’intera Premier League, che inizia da questo momento ad accogliere un numero sempre maggiormente elevato di campioni. Il ricco imprenditore di Saratov si presenta affermando di voler rendere il Chelsea uno dei più grandi e vincenti club al mondo. Alle parole seguono i fatti. Abramovich conferma Claudio Ranieri sulla panchina della squadra londinese e gli fornisce carta bianca per quanto riguarda il calciomercato; alla fine, la campagna acquisti si rivela realmente faraonica. Vengono spesi oltre 100 milioni di sterline e a Stamford Bridge arrivano grandi calciatori da ognuno dei campionati più importanti d’Europa; dalla Serie A giungono Crespo e Mutu, dalla Liga il centrocampista Makelele mentre sul mercato interno vengono reperiti alcuni tra i calciatori migliori come Juan Sebastian Veron, Damien Duff, Glen Johnson, Geremi, Wayne Bridge, Scott Parker ed il promettentissimo Joe Cole. La storia del Chelsea, sino ad ora piuttosto avara di successi e soddisfazioni, sta veramente per cambiare in modo radicale.
Seppur lontano dalle cifre monstre spese dal Chelsea, il mercato estivo del Manchester United regala comunque grandi emozioni, in particolare in uscita. Dopo dodici anni al servizio dei Red Devils, tra giovanili e prima squadra, David Beckham decide di abbandonare Old Trafford. Lo Spice Boy, infatti, viene ceduto da Alex Ferguson al Real Madrid del presidente Perez, da sempre alla ricerca di campioni che possano garantire anche un importante ritorno economico grazie al merchandising, per 35 milioni di euro. Oltre a Veron e al portiere Barthez, dunque, i rossi mancuniani perdono anche il loro uomo simbolo. In entrata, l’allenatore scozzese punta sull’attaccante Louis Saha, sul centrocampista brasiliano Kleberson, sul numero uno americano Tim Howard e su un ragazzino portoghese di diciotto anni che arriva dallo Sporting Lisbona. Il cognome che porta evoca dolci ricordi per ogni amante del pallone, dall’altra parte, però, si tratta di un perfetto sconosciuto, per giunta chiamato a sostituire Beckham; stiamo parlando di Cristiano Ronaldo. Il ragazzo è convinto delle proprie potenzialità, tuttavia ancora piuttosto schivo; vuole la maglia numero 28 ma Ferguson risponde negativamente. “Ti prenderai la maglia numero 7, perché è stata quella di George Best e David Beckham e tu diventerai proprio come loro”: un’investitura straordinaria.
L’Arsenal di Wenger, intanto, getta basi importanti per la squadra futura acquistando giovani interessanti come il terzino sinistro Clichy, l’attaccante del Siviglia Reyes e, soprattutto, il centrocampista Cesc Fabregas; l’allenatore transalpino, inoltre, tenta di sopperire all’addio della bandiera David Seaman con un altro portiere di esperienza internazionale quale Jens Lehmann. Una grande protagonista degli anni 90, il Leeds United, ormai in completa crisi finanziaria, decide di cedere anche gli ultimi due uomini di livello presenti in rosa per fare cassa; Harry ‘the jewel’ Kewell va al Liverpool mentre l’attaccante Bridges si accasa al Newcastle. E’ la fine di un’era gloriosa ad Elland Road, che culminerà purtroppo anche con la retrocessione in First Division al termine della stagione.
Questo, invece, ciò che accade di interessante per quanto concerne i movimenti delle altre squadre: il Blackburn, che inizia a parlare italiano con l’avvento di Lorenzo Amoruso e Dino Baggio, punta sull’esperienza di Babbel e Barry Ferguson; il Charlton accoglie Paolo Di Canio dopo i meravigliosi anni trascorsi al West Ham; il Manchester City aumenta il proprio tasso di qualità, ma anche di anzianità, acquistando David James, David Seaman, Michael Tarnat e Steve McManaman oltre al giovane di belle speranze Van Buyten; protagonisti di vecchie estati bollenti di calciomercato come Zenden e Mendieta arrivano al Middlesbrough, bisognoso di rinforzare il proprio centrocampo dopo la partenza di Geremi; il Tottenham, infine, interviene pesantemente in attacco, prelevando dal West Ham la coppia Defoe-Kanouté e portando a White Hart Lane il giovane Bobby Zamora. Saluta gli Spurs, però, il leggendario Teddy Sheringham.
A livello storico, c’è da registrare che si tratta della prima Premier League per due squadre (Portsmouth e Wolverhampton) ma, soprattutto, che per il primo anno il Manchester City gioca le proprie partite in casa al City of Manchester Stadium (oggi Etihad Stadium); il glorioso Maine Road, inaugurato nel 1923, saluta tristemente e abbandona la scena.
La dodicesima edizione della Premier prende il via il 16 agosto del 2003 alle ore 13 con Birmingham-Tottenham, che termina 1-0 in favore dei padroni di casa. Tutte le attenzioni, però, sono rivolte al giorno successivo e, in particolare, alla sfida di Anfield Road tra il Liverpool e il nuovo Chelsea, che sta per inaugurare una nuova epoca della propria storia. La partita termina 2-1 in favore dei Blues ed i marcatori, Juan Sebastian Veron e Jimmy Floyd Hasselbaink, incarnano alla perfezione l’idea del passaggio di testimone tra passato e presente. Ranieri, dal canto suo, gongola per la dimostrazione di forza proposta dai suoi.
La squadra di Abramovich parte alla grande e resta in vetta, insieme all’Arsenal, fino all’ottava giornata. Si arriva, così, al 18 ottobre del 2003: Arsenal-Chelsea. E’ una partita bellissima e dopo otto minuti si è già sull’1-1 grazie al momentaneo vantaggio biancorosso firmato da Edu e all’immediata risposta di Crespo per i blu di Londra. Al 75’, lo scatto decisivo. Il solito Henry la butta dentro e decide il match in favore dei suoi. E’ la prima caduta della nuova era per il Chelsea, che tuttavia non esce ridimensionato dalla sconfitta. I Gunners, invece, restano imbattuti. In vetta alla classifica si stabilisce una lotta a tre, complice l’inserimento del Manchester United. Nel campionato degli ‘umani’, troviamo le piacevoli sorprese rappresentate da Charlton e Fulham, appaiate al quinto posto.
Nel quattordicesimo turno arriva uno scossone in vetta. L’Arsenal pareggia a reti bianche ad Highbury, proprio contro il Fulham di Chris Coleman, mentre il Chelsea vince il big match di Stamford Bridge contro il Manchester United grazie ad un acuto di Lampard. I Blues, ora, guardano tutti dall’alto. Purtroppo per Claudio Ranieri, il sogno dura poco; due settimane dopo, infatti, i suoi vengono inaspettatamente sconfitti in casa dal Bolton (decisiva un’autorete di Terry al 90’) e, complici i successi di Arsenal e Manchester United, si ritrovano al terzo posto. In testa alla classifica accade l’inverosimile, settimana dopo settimana, e nella giornata successiva troviamo ‘Sir’ Alex davanti a tutti; il Bolton di Allardyce, infatti, frena anche l’Arsenal ed i Red Devils, vincendo contro il Tottenham, ne approfittano volando in prima posizione.
E’ una Premier League veramente emozionante e, soprattutto, dove qualunque pronostico viene ribaltato. Nel ventiduesimo turno, ad esempio, lo United capolista va a giocare al Molineux Stadium contro il fanalino di coda Wolverhampton; tutto appare già scritto ma l’attaccante dei padroni di casa Kenny Miller riscrive la storia e realizza il gol che decide l’incontro. Dal canto suo, l’Arsenal vince a Birmingham contro l’Aston Villa e va in testa, a +2 sui Diavoli Rossi. Il Chelsea, invece, continua a mostrare ampi limiti di personalità, pareggiando in casa contro il Birmingham, e, di fatto, si estromette dalla lotta al titolo.
Tra la venticinquesima e la ventiseiesima giornata, poi, si decidono le sorti del campionato. L’11 febbraio del 2004, il Manchester United cade ad Old Trafford sotto i colpi del funambolico fantasista del Middlesbrough Juninho Paulista: Wenger non si fa pregare e si porta a +5. Nel turno successivo, l’Arsenal sfida il Chelsea a Stamford Bridge; si risolve tutto in 21’. Passano in vantaggio i Blues, con l’islandese Gudjohnsen, al primo minuto ma Vieira ed Edu ribaltano prontamente la situazione e regalano tre punti preziosissimi ai Gunners. Ferguson e i suoi, infatti, pareggiano contro il Leeds e l’Arsenal vola a +7.
La contesa per il titolo, sostanzialmente, si esaurisce qui. Il Manchester United crolla fragorosamente, tanto che il Chelsea si rifà sotto e alla trentesima giornata gli sfila la seconda piazza. Un piccolo sussulto si ha soltanto dopo il trentunesimo turno, quando il Chelsea passa a White Hart Lane grazie ad Hasselbaink e l’Arsenal pareggia in casa del Portsmouth, con le distanze che si riducono a cinque punti. E’ soltanto un’illusione per Ranieri ed Abramovich, perché l’Arsenal si laurea campione con ben tre turni di anticipo ma, soprattutto, chiude il campionato con zero sconfitte all’attivo: un record. E’ la squadra che passa alla storia come quella degli ‘Invincibili’, seppur qualcuno storca la bocca per la qualità del gioco espressa e lo definisca il ‘Boring Arsenal’, l’Arsenal noioso. Il Chelsea, alla fine, chiude con un buon secondo posto mentre Ferguson deve accontentarsi della terza piazza. La sorpresa è rappresentata dal Charlton di Paolo di Canio e del tecnico Curbishley, che finisce settimo. L’attaccante romano, tuttavia, si appresta a salutare il calcio inglese dopo sette anni per fare ritorno in patria, nella ‘sua’ Lazio.
Matteo Luciani
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