FOCUS – 2002/03: Sir Alex torna protagonista ma che beffa per l’Arsenal!

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17 agosto del 2002. Questa la data in cui parte la Premier League numero undici. L’estate, intanto, ha portato una nuova delusione al movimento calcistico inglese, dal momento che la nazionale affidata a Eriksson, partita con grande fiducia per il Mondiale in Corea e Giappone, si ferma ancora a diversi passi dalla finalissima. Eppure, la fase a gironi illude la seleziona britannica, capace di qualificarsi battendo e facendo fuori gli storici rivali argentini; negli ottavi, poi, gli uomini agli ordini del tecnico scandinavo proseguono la propria marcia rifilando un perentorio 3-0 alla malcapitata Danimarca. Si arriva, così, ai quarti di finale; di fronte c’è il Brasile dei fenomeni Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Proprio quest’ultimo, oltre al portiere inglese Seaman che commette una papera clamorosa, estromette, di fatto, l’Inghilterra dalla competizione con una sua punizione dalla parabola assurda. I Tre Leoni tornano a casa, ancora una volta, a mani vuote; poco o nulla consola il fatto che il Brasile si laurei poi Campione del Mondo. Neppure Eriksson è riuscito a riportare il titolo in terra d’Albione ma, nonostante ciò, la federazione decide di confermarlo sulla propria panchina.

Archiviata la parentesi nippo-coreana, il calciomercato entra nel vivo. Ferguson, deciso a tornare sul tetto d’Inghilterra, supera per la terza volta in due anni il record riguardante la cifra più alta pagata per un calciatore; lo scozzese, infatti, preleva dal Leeds il centrale già nazionale inglese Rio Ferdinand per la cifra mostruosa di 29 milioni di sterline. È l’unico grande colpo in entrata del Manchester United, che invece saluta leggende come Irwin, Johnsen e Yorke. Un altro record, per quanto concerne i trasferimenti, è infranto dal Middlesbrough, che fa dell’attaccante Massimo ‘Big Mac’ Maccarone il giocatore più pagato della propria storia, grazie agli 8 milioni di sterline spesi. L’Arsenal campione di Wenger punta forte sulla rosa già a disposizione inserendo solo un paio di pedine rilevanti come il difensore Cygan e il metronomo Gilberto Silva. Il Leeds United inizia a risentire di una grave crisi economica e perde, in un colpo solo, sei pedine fondamentali come Woodgate, Fowler, Dacourt, Bowyer, Robbie Keane e il già citato Rio Ferdinand; saluta Elland Road, inoltre, dopo poche giornate il tecnico O’Leary, rimpiazzato dall’ex ct inglese Venables. Anonima la campagna acquisti del Chelsea mentre il Liverpool punta forte su due calciatori del Senegal appena uscito da un grande Mondiale: il centrocampista Diao e l’attaccante Diouf. Il Manchester City tessera, clamorosamente, l’ex leggenda dei cugini ‘rossi’ Schmeichel oltre a rifare il look del proprio attacco grazie ad Anelka e Fowler. Da segnalare, infine, l’arrivo al Bolton del fantasista nigeriano Jay Jay Okocha, Robbie Keane che va al Tottenham e la coppia Yorke-Cole che si ritrova, dopo i tanti successi di Manchester, nel Blackburn.

Ad agosto, intanto, arriva la notizia che lo storico capitano dell’Arsenal Tony Adams decide di appendere gli scarpini al chiodo; un’altra bandiera che, purtroppo, si ammaina. Per un Adams che si ritira, tuttavia, c’è un nuovo ragazzino che si prende prepotentemente la scena dopo poche giornate dal via. Si tratta di un certo Wayne Rooney. Il 19 ottobre del 2002, l’attaccante dell’Everton diventa il più giovane marcatore nella storia della Premier League segnando contro l’Arsenal, cinque giorni prima di compiere diciassette anni, portando inoltre i suoi ad un’incredibile vittoria.
Mattatore dell’avvio di stagione è il Liverpool, che resta imbattuto fino alla dodicesima giornata guardando tutti dall’alto. Nel tredicesimo turno, però, Gareth Southgate condanna i Reds alla prima sconfitta in campionato, sul campo del Middlesbrough. La squadra di Houllier rimane prima ma, di fatto, crolla proprio dopo la sua prima caduta. Soltanto quattro giornate dopo, infatti, il Liverpool diventa quarto, scavalcato dalla capolista Arsenal oltre che da Chelsea e Manchester United. I Gunners tengono botta e lasciano a distanza Blues e Red Devils per larga parte della Premier League. Nel frattempo, il Liverpool sprofonda mentre il Chelsea si rivela soltanto una chimera autunnale. A duellare, di fatto, restano soltanto Arsenal e Manchester United; al terzo posto sale invece un sorprendente Newcastle, sempre trascinato dall’eccezionale Alan Shearer.
Si entra, così, nel vivo della stagione. A sei turni dal termine, il Manchester United approfitta del pareggio a Birmingham contro i Villans dell’Arsenal e aggancia la squadra di Wenger in vetta. Quasi un’intera annata in cima alla classifica gettata al vento dai biancorossi londinesi. Le duellanti restano appaiate fino alla trentacinquesima giornata, quando si arriva al big match ad Highbury. Mercoledi 16 aprile 2003, ore 21. E’ una sfida che può valere il titolo. In vantaggio passa lo United grazie al solito Van Nistelrooy poi accade l’incredibile: Henry ribalta tutto e al 62′ regala virtualmente il titolo ai suoi. Sarà l’illusione di un minuto; sì, perché al 63′ Giggs porta il risultato sul 2-2. Finirà cosí. Il verdetto è rimandato di qualche settimana. Già nel turno successivo, tuttavia, l’Arsenal si mostra alle corde pareggiando 2-2 in casa del Bolton. Il Manchester United non si ferma e vince contro il Tottenham: +2 Red Devils. Passa un’altra giornata e i Gunners gettano definitivamente la spugna; i ragazzi di Wenger perdono all’88’ tra le mura amiche contro il Leeds (gol del solito Viduka) mentre Ferguson festeggia il suo ottavo titolo sconfiggendo il Charlton ad Old Trafford per 4-1. Sembra incredibile. Fino a poche settimane prima l’Arsenal aveva dominato in lungo e in largo. Alla fine, ancora una volta, Sir Alex Ferguson ha però tirato fuori il coniglio dal cilindro. In coda, da segnalare la retrocessione del West Ham di Paolo Di Canio, che lascerà in direzione Charlton. La Premier League, infine, saluta l’italiano amato di più: Magic Box Gianfranco Zola, che tornerà a casa sua, a Cagliari, dopo anni di prodezze a Stamford Bridge.

Matteo Luciani