Archiviata la stagione precedente, con l’ennesimo trionfo della ‘banda Ferguson’, la Premier League si prepara ad accogliere l’arrivo del terzo millennio. La sessione di mercato estiva, stavolta, è avara di grandi colpi, almeno sulla carta. Due grandi protagonisti degli ultimi campionati inglesi, invece, salutano in direzione Spagna, precisamente Real Madrid: si tratta del promettente attaccante francese dell’Arsenal Nicolas Anelka e dell’esterno offensivo del Liverpool Steve McManaman.
Per sostituire il centravanti transalpino, Arsene Wenger volge il proprio sguardo verso l’Italia, in particolare su Torino dove, sponda Juventus, gioca un suo connazionale, un ragazzo di ventidue anni: Thierry Henry. ‘Titì’ è arrivato in Italia soltanto pochi mesi prima dal Monaco; tuttavia, l’allenatore della Juventus Ancelotti lo vede unicamente come esterno sinistro di centrocampo, ruolo in cui Henry proprio non riesce a calarsi, e con il direttore generale bianconero Luciano Moggi sono già sorti diversi contrasti. Wenger si inserisce in questo contesto e si assicura le prestazioni di Henry per circa dieci milioni di sterline. E’ l’inizio della leggenda.
L’Arsenal, per rimpolpare il proprio reparto offensivo, acquista inoltre lo stagionato croato Davor Suker, che tanto bene ha fatto nei mondiali francesi un anno prima. Tanti volti nuovi arrivano a Stamford Bridge, dove Gianluca Vialli per il suo Chelsea acquista: gli italiani Cudicini ed Ambrosetti, il terzino Mario Melchiot e, soprattutto, il centravanti Chris Sutton, l’uomo che in coppia con Alan Shearer ha scritto pagine gloriose della storia del Blackburn a metà anni Novanta. Il Liverpool di Houllier, dal canto suo, getta le basi per la propria squadra futura, acquistando pedine che saranno via via sempre più importanti come l’attaccante Emile Heskey, il metronomo Dietmar Hamann, il tuttofare Smicer e la coppia di difensori Henchoz-Hyypia. ‘Sir’ Alex Ferguson si trova, invece, in grossa difficoltà per quanto concerne il ruolo del portiere, data la partenza allo Sporting Lisbona del leggendario Peter Schmeichel; dopo averlo visionato più volte, il tecnico scozzese si innamora calcisticamente del portiere del Venezia Massimo Taibi e lo porta ad Old Trafford. Si tratta, comunque, di un idillio piuttosto breve dal momento che, dopo un esordio con il Liverpool piuttosto promettente, Taibi commetterà una papera grossolana contro il Southampton che gli costerà il posto. Oltre a Taibi, Ferguson punta forte sui rinforzi in difesa rappresentati da John O’Shea e il francese Silvestre.
Interessante, infine, il mercato del Middlesbrough, che acquista uomini d’esperienza come Ince e Ziege, oltre al ritorno del brasiliano Juninho Paulista, e del West Ham, che mette sotto contratto gli attaccanti Kanoutè e Wanchope lanciando poi in prima squadra il centrocampista Carrick.
Si dà il via alle ostilità il 7 agosto del 1999. Nonostante i problemi legati al ‘numero uno’, il Manchester United di Ferguson si conferma, ancora una volta, una vera e propria corazzata; i ‘Red Devils’, infatti, restano imbattuti fino alla nona giornata, guidando la classifica con un punto di vantaggio sul Chelsea di Vialli. Si arriva così al decimo turno, che prevede lo scontro al vertice tra ‘Blues’ e ‘Diavoli Rossi’. Il 3 ottobre del 1999 va in scena una partita pazzesca; Ferguson si affida ai ‘Calypso Boys’ Yorke e Cole davanti e alla sua squadra sempre molto solida, Vialli, invece, punta tutto sull’estro di Zola e la concretezza di Sutton. Il risultato è incredibile: finisce 5-0 per il Chelsea, in una partita letteralmente dominata dai londinesi dall’inizio alla fine. Sembra l’inizio di una cavalcata vincente per i ragazzi di Vialli, invece questa partita rappresenta l’inizio della crisi.
Il Chelsea si sgonfia dopo la cinquina rifilata ai rossi di Manchester, così a salire in vetta è il sorprendente Leeds di David O’Leary, trascinato dal talento di Kewell ‘The Jewel’ e dai gol di Alan Smith. Nel quattordicesimo turno, tuttavia, la Premier torna ad essere nelle mani del Manchester United, che si rialza prontamente e balza in vetta approfittando della caduta del Leeds a Wimbledon. Fino alla ventesima giornata, ‘Red Devils’ e Leeds rimangono a stretto contatto in cima alla classifica. La settimana successiva, invece, avviene il primo strappo rilevante da parte della squadra di Ferguson. Il 3 gennaio del 2000, il Leeds apre malissimo il proprio nuovo secolo perdendo in casa contro l’Aston Villa sotto i colpi dell’inaspettato bomber Southgate; il giorno seguente, il Manchester United invece regola di misura il Middlesbrough grazie a un gol di Beckham quasi allo scadere. I ‘Diavoli Rossi’ ora sono a +5 sulla squadra di O’Leary.
Il turno seguente prevede lo scontro proprio tra le due contendenti al titolo. Ad Elland Road, quarantamila ‘anime bianche’ sperano di assistere ad un pomeriggio da ricordare per la storia della propria squadra. Il Manchester United, invece, si rivela più forte e passa per 1-0 grazie ad un gol del solito Andy Cole al minuto 52. I punti ora diventano otto. La lotta per il titolo della Premier League 1999/2000, sostanzialmente, si conclude qui. I ragazzi di Ferguson vivono un momento di crisi soltanto tra la ventisettesima e la ventinovesima giornata, quando il Leeds si rifà sotto e arriva anche a -4. Si tratta, però, di un fuoco di paglia. Nel trentesimo turno, il Manchester United passeggia sul Bradford mentre il Leeds cade a Leicester: si torna a sette punti di distacco.
Due giornate dopo, i punti tra la capolista Manchester United e la prima inseguitrice, che diventa il Liverpool di Houllier visto che il Leeds perde terreno, sono addirittura dodici. Giungiamo, così, al trentaquattresimo turno: la squadra di Ferguson vince 3-1 a Southampton e si laurea campione d’Inghilterra volando a +14 sui ‘Reds’. Le ultime quattro giornate restano importanti solo per la lotta al secondo posto, dove alla fine la spunta sorprendentemente l’Arsenal, e per quella salvezza, che vede retrocedere il Wimbledon, dopo 14 anni di onorata militanza nella massima divisione inglese, in seguito ad una grande rimonta operata dal Bradford. Per quanto concerne i calciatori, la grande sorpresa della stagione di Premier League è rappresentata da Kevin Phillips, attaccante del Sunderland, che dopo anni di valanghe di gol nelle serie minori, al debutto nel massimo campionato si laurea capocannoniere con ben 30 reti segnate in 36 partite: una media impressionante.
Matteo Luciani
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