FOCUS – 96/97: sliding doors in vetta ma alla fine ad Old Trafford arriva il quarto titolo in cinque anni!

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17 agosto 1996. E’ questa la data in cui prende il via la quinta edizione della Premier League. Dal punto di vista calcistico, tuttavia, l’estate del 1996 per l’Inghilterra rappresenta soprattutto la grande opportunità degli Europei ospitati tra le proprie mura. Il paese, dopo tanti anni bui contraddistinti da una forte sofferenza economica, grazie al New Labour guidato da Tony Blair sta per tornare a vedere la luce e così accade anche per il football. Il popolo britannico torna a innamorarsi perdutamente dello sport a cui ha dato i natali oltre un secolo fa, aiutato pure dalla grande competizione disputata dalla nazionale di Terry Venables, letteralmente trascinata da un Alan Shearer in stato di grazia e da un grande Paul Gascoigne. Il percorso dei ‘Tre Leoni’ si ferma soltanto ad un passo dalla finale: Gareth Southgate condanna infatti la selezione inglese alla sconfitta in semifinale contro la Germania fallendo il rigore decisivo in una roulette al cardiopalma.

La crescita della Premier League è testimoniata anche dal fatto che, anno dopo anno, aumentano esponenzialmente i talenti che decidono di approdare in Inghilterra piuttosto che negli altri massimi campionati europei. La finestra di mercato estiva del 1996 porta Oltremanica, ad esempio, due calciatori che hanno brillato proprio durante gli Europei, con la maglia della sorprendente Repubblica Ceca arrivata sino in finale, e su cui avevano messo gli occhi addosso i più grandi club d’Europa: Berger, approdato al Liverpool, e Karel Poborsky, messo sotto contratto dal Manchester United. Il colpo dell’estate, però, lo mette a segno senza alcun dubbio il Newcastle, che si assicura il centravanti più forte d’Inghilterra: Alan Shearer. L’ormai ex Blackburn fa una vera e propria scelta di cuore, optando per la squadra della sua città natale piuttosto che per i ben più ricchi e quotati Red Devils di Ferguson, pronto a fare ponti d’oro per portarlo alle sue dipendenze ad Old Trafford. Iniziano a diventare numerosi, poi, gli italiani che decidono di espatriare in Premier: Gullit, chiamato ad un nuovo ruolo di allenatore-giocatore al Chelsea vista la partenza di Hoddle, divenuto nuovo ct inglese, porta a Stamford Birdge tre pezzi da novanta del calcio italiano come Vialli, Di Matteo e, soprattutto, Gianfranco Zola.

Il neopromosso Middlesbrough investe tante sterline per provare a mantenere la categoria e acquista, tra gli altri, Gianluca Festa e Fabrizio Ravanelli; lo Sheffield Wednesday, infine, decide di puntare forte sull’estro di Benito ‘Benny’ Carbone. L’estate del 1996 vede, inoltre, l’inizio di due ere importantissime ad Highbury: quella di Arsene Wenger in panchina e quella di Patrick Vieira in mezzo al campo.

La sorpresa di inizio stagione è rappresentata dallo Sheffield Wednesday di David Pleat che colleziona 12 punti nelle prime quattro giornate. Si tratta, tuttavia, di un sogno di gloria molto breve che già dalla quinta giornata, in concomitanza con la sconfitta contro il Chelsea, svanisce nel nulla. Il campionato fatica enormemente a trovare un padrone dal momento che il Manchester United di Ferguson incappa spesso in battute d’arresto inattese, il Newcastle di Keegan e Shearer manca di cattiveria e continuità e l’Arsenal di Wenger ancora è un pieno cantiere con lavori in corso. Tra le grandi del calcio inglese si inserisce così l’outsider Wimbledon: la squadra allenata da Joe Kinnear infatti, grazie ai gol di Ekoku e al talento di Leonhardsen, all’inizio del 1997 si trova in piena lotta per il titolo. Si arriva, così, al 7 gennaio del 1997 con la notizia che sconvolge la Newcastle calcistica: Kevin Keegan decide di dimettersi perché pensa di aver raggiunto il massimo possibile nella sua avventura con i Magpies. E’ un terremoto non da poco per una squadra che, grazie all’acquisto di Shearer in estate, era partita tra le favorite per il titolo e ora si trova comunque a una manciata di punti dalla vetta. In sostituzione di KK arriva Kenny Dalglish, chiamato a tentare di replicare il miracolo Blackburn di un paio di anni prima.

Dopo una lunga permanenza in vetta per l’Arsenal di Wenger, intanto, alla 23esima giornata è il turno del Manchester United. Si pensa ad uno dei tanti avvicendamenti che caratterizzano la stagione in corso, invece sarà lo scatto decisivo. Fino alla fine del campionato, infatti, nessuno riuscirà più ad impensierire i ragazzi allenati da Alex Ferguson. I Red Devils non sono minimamente paragonabili alla squadra imbattibile ammirata fino all’anno precedente, eppure il minimo sforzo basta per conquistare il quarto titolo in cinque anni. Newcastle, Arsenal e Chelsea si dimostrano ancor più discontinue del club di casa ad Old Trafford e così ai Diavoli Rossi bastano soltanto 75 punti per vincere la Premier: si tratta ancora oggi del punteggio più basso con cui un club si è laureato campione in Premier League e della quota più bassa con cui si è vinto un campionato inglese da quando è stato inserito il sistema con i tre punti a vittoria (stagione 1981/82).

Matteo Luciani