Dopo l’ennesimo trionfo della ‘banda Ferguson’, la Premier League affronta un mercato estivo precedente alla stagione 2001/02 veramente coi fiocchi. Il Manchester United, in primis, regala emozioni tanto in entrata quanto in uscita; Sir Alex decide di rinnovare la rosa, lasciando partire tre pezzi da novanta come Andy Cole, Teddy Sheringham e Jaap Stam. L’allenatore scozzese, comunque, non bada a spese e per rinforzarsi rompe due volte il record riguardante la cifra massima pagata per un calciatore nel campionato inglese; nel primo caso accade grazie ai 19 milioni di sterline spesi per il centravanti olandese Van Nistelrooy mentre poco più tardi l’acquisto maggiormente oneroso della storia del football inglese diventa Juan Sebastian Veron, centrocampista proveniente dalla Lazio, con i suoi 28 milioni. A Manchester, insieme ai due super acquisti, giungono anche l’esperto difensore Blanc ed il promettente attaccante uruguagio Diego Forlan. Wenger, dal canto suo, punta forte sui rinforzi in difesa; ad Highbury arrivano così i centrali Sol Campbell e Kolo Toure, oltre al terzino Van Bronckhorst. Il Chelsea di Ranieri saluta i centrocampisti Dennis Wise e Gus Poyet, rimpolpando la mediana con l’ex Arsenal Petit ed un promettente giovane del West Ham: Frank Lampard. I Blues, inoltre si assicurano il roccioso difensore Gallas e l’ex uomo mercato Bodo Zenden. Il Liverpool di Houllier rinforza l’attacco con Anelka, di ritorno in Premier dopo la fallimentare esperienza al Real Madrid, ed il giovane bomber ceco Milan Baros; interessanti anche gli acquisti del terzino Riise e del portiere Dudek. Saluta Anfield intanto, ed è una triste separazione, Robbie Fowler, che va al Leeds. Per quanto concerne gli altri trasferimenti: l’Aston Villa richiama in Inghilterra Peter Schmeichel e punta forte sul talento di Hadji e del ragazzino Peter Crouch, perdendo però il carisma di Ginola e Southgate; il Blackburn accoglie il leggendario Andy Cole dopo gli anni di Manchester e l’attaccante italiano Grabbi; il Derby County diventa una piccola colonia ‘made in Italy’ acquistando Carbone, Daino e Ravanelli; Bolton e Spurs si affidano invece all’esperienza, comprando Djorkaeff i primi, Poyet, Sheringham e Ziege i secondi.
La decima edizione della Premier League è pronta a partire; prima però arrivano due notizie, una positiva e una negativa. L’aspetto felice riguarda l’intenzione di Sir Alex Ferguson di posticipare il proprio ritiro di, almeno, altri tre anni; a fare da contraltare, invece, l’addio al calcio ad alti livelli, a fine stagione, dell’unico e inimitabile Matthew ‘Matt’ Le Tissier, vera leggenda del Southampton. Allacciate le cinture, il 18 agosto del 2001 si decolla. Partono lanciati il Newcastle di Robson ed il Leeds United di O’Leary, trascinato dalla coppia Kewell-Viduka. Il Manchester United, invece, si trova in leggero ritardo. All’undicesima giornata arriva il big match tra ‘Diavoli Rossi’ e Leeds. Si gioca ad Old Trafford ma i ragazzi di O’Leary non hanno paura, anzi; dominano e passano in vantaggio grazie al bomber Mark Viduka, venendo tuttavia raggiunti da un gol del solito Solskjaer. Al Leeds, in fondo, può andare bene anche così visto che mantiene la vetta della classifica a +1 su un sorprendente Aston Villa e a +2 sul Manchester United stesso.
La stagione entra nel vivo e le emozioni cominciano a fioccare. Alla quattordicesima giornata, il Liverpool, senza il proprio capo allenatore Houllier per motivi di salute, aggancia il Leeds in vetta, ma c’è di più; è una Premier League che aspetta tutti, dal momento che le prime sei della classe sono racchiuse in soli quattro punti. Dopo il diciassettesimo turno, cambia ancora la capolista; stavolta tocca al Newcastle di Shearer. Alla ventesima giornata troviamo l’Arsenal di Wenger al primo posto mentre tre turni dopo avviene il grande ritorno del pluridecorato Manchester United. E’ una vera e propria girandola.
Da ora fino alla trentesima giornata, tuttavia, si mantiene una certa stabilità in cima alla classifica, con i soliti ‘Ferguson Boys’ a dominare, seppur tallonati da Arsenal e Newcastle molto da vicino. Si arriva, così, al momento della svolta. Manchester United-Middlesbrough da una parte, Arsenal-West Ham dall’altra; il Newcastle si è ormai sciolto come neve al sole. Ad Old Trafford sembra poter essere un pomeriggio di tranquillità, come spesso accaduto nell’ultimo decennio; Alen Boksic, tuttavia, non la pensa allo stesso modo e regala tre punti insperati al Boro ma, soprattutto, il primato ai Gunners che, intanto, passano sul West Ham grazie a Ljungberg e Kanu. +2 Arsenal.
Il Manchester United non digerisce la botta subita e, di fatto, si perde sul più bello. A quattro giornate dal termine del campionato, il primo inseguitore della squadra di Wenger diventa quindi il Liverpool, sornione fino a questo momento, che vola a -4 dalla capolista battendo un Manchester United ormai alle corde. Gli equilibri restano gli stessi fino al penultimo turno, che consacra l’Arsenal campione per la dodicesima volta a quattro anni dall’ultimo successo. I Gunners, infatti, vincono 2-0 in casa del Bolton mentre il Liverpool cade a White Hart Lane per mano di Poyet.
Finisce solo terzo il Manchester United di Ferguson; nonostante i 23 gol alla prima stagione in Premier di Ruud Van Nistelrooy, la rivoluzione estiva non ha pagato. In coda, sorprende la retrocessione dell’Ipswich Town dopo che la stagione precedente era terminata addirittura con i biancoblu in zona europea.
Matteo Luciani
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