Il razzismo fa schifo

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Photo by getty Images

E’ lunedì, cala il sipario in Premier League. Il week end di campionato è terminato, come sempre, tranne che in rare occasioni, di domenica ma i club si preparano comunque alle sfide che verranno, dai confronti in Champions ed Europa League fino ad una rincorsa eterna, insaziabile ed infinita verso chi, di fame sembra averne più di tutti: il Liverpool di Jurgen Klopp.

In questo fine settimana si è giocato, tra i tanti match, il derby di Manchester fra Manchester City e Manchester United.

La vittoria è andata ai Red Devils, che hanno battuto i Citizens per 2-1 grazie ai gol di Martial e Rashford, che bastano a contenere quello di Otamendi, messo a segno all’85’ minuto di una partita sempre speciale.

QUELLO CHE CONTA DAVVERO

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Ma il risultato non conta. O meglio, conta relativamente stavolta. Un tifoso, infatti, si è resto protagonista negativamente di un gesto razzista avuto nei confronti di Fred, centrocampista brasiliano del Manchester United; il ‘fan’ ha infatti ha infatti mimato il verso della scimmia più volte nei confronti del giocatore dagli spalti. L’uomo di 41 anni, arrestato dalla polizia per i continui ululati razzisti rivolti al calciatore, è stato anche daspato dalla squadra di casa.

Ma il resto non conta. Conta la battaglia forte dell’Inghilterra contro un fenomeno che esiste, senza logica, ancora nel 2019. Ma l’Inghilterra c’è e non fa sconti a niente e a nessuno. Non lo fa a chi si rende violento negli stadi, a chi offende o a chi pensa che esista una diversità, come se la cosa fosse un gioco, come se allo stadio fosse lecito tutto. E no, non lo è affatto. Chi va in campo è un professionista, un talento fuori dal comune ma una persona. Umano come tutti, uguale come tutti.

Noi non ci stiamo e per fortuna nemmeno le autorità britanniche.

Quante cose ha da imparare l’Italia dalla Gran Bretagna. E purtroppo no, non basta abbassare il volume da casa per cambiare le cose…

Di Christian Camberini