Mercoledì 1 maggio, il Liverpool torna sulla terra

Il Liverpool di fine aprile 2019 mette in mostra tutti i suoi colpi per arrivare a vincere dopo anni. Ma non va tutto secondo i piani, almeno non in Spagna

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Chiunque provi amore per il liverbird non potrà dimenticare gli ultimi due anni della storia del Liverpool. Il club di Anfield ha confermato di poter stare ad alti livelli, cosa già dimostrata l’anno precedente, ma ha anche riportato trofei importanti a casa dopo un digiuno di 13 anni (se si esclude una League Cup nel 2012). Arrivare a vincere come i Reds hanno vinto la Champions League dell’anno scorso richiede, oltre ad un cammino estremamente costante, anche quella che gli inglesi definiscono dramatic fashion. E mercoledì 1 maggio 2019 gli uomini di Klopp hanno messo l’ultimo pezzo per arrivare al successo.

Solito vecchio Liverpool che non cambia mai

Se è vero che i Reds da più di due anni hanno ricominciato a vincere le partite senza deludenti battute d’arresto, bisogna menzionare anche il modo in cui vengono vinte. Nessuna senso di calma per i tifosi, decine di colpi al cuore per i tifosi in rosso assiepati sugli spalti di Anfield o incollati alla tv in giro per il mondo. La scorsa stagione non ha costituito un’eccezione.

Sono arrivati i risultati con grande costanza, senza che siano mancati passaggi al cardiopalma. E questo vale sia per la Premier League che per le coppe. Il gol di Origi nel Merseyside Derby ad inizio dicembre, la parata di Alisson su Milik che consegna il passaggio del turno dieci giorni dopo. E poi avanti veloce fino alla vittoria di misura a Brighton, il 4-3 col Palace, l’autogol di Alderweireld ad Anfield una settimana dopo il provvidenziale rigore di Milner a Craven Cottage.

Ma il Liverpool di fine aprile sembra diverso. Ha perso la leadership in Premier ma gioca ottime partite e ottiene vittorie d’autorità. Chelsea, Cardiff e Huddersfield vengono sconfitte senza subire gol. In Champions il doppio confronto col Porto finisce in grande stile, i portoghesi riescono a segnare un solo gol a confronto peraltro chiuso.

Bentornati sul pianeta Terra

Il sorteggio dice Barcellona, ed è lì che ci troviamo. Nei Reds Firmino parte dalla panchina per un infortunio che lo terrà al 20% per qualche settimana. Klopp allora schiera Wijnaldum al centro dell’attacco, con il difficile compito di legare centrocampo e attacco. Il Liverpool ha fiducia, si vede che i giocatori stanno bene. Temono l’avversario, soprattutto al Camp Nou, ma sanno che in un doppio confronto, specialmente con il ritorno ad Anfield, possono avere la meglio su chiunque.

Sebbene i 90 minuti raccontino di un Liverpool sempre in partita e per larghi tratti più presente nella partita degli avversari, il Barcellona è troppo esperto per farsi cogliere di sorpresa. A Suarez basta un guizzo da vero campione per cogliere alle spalle uno dei tre reparti difensivi migliori d’Europa, poi nel secondo tempo c’è il raddoppio con un rimpallo sfortunato. Nel frattempo i Reds avevano sbagliato un gol incredibile con Mane, poi hanno due occasioni con Milner e prendono un palo con Salah dopo che a Firmino, appena entrato, era stata negata sulla linea la gioia del gol.

Poi sale in cattedra Messi. Una punizione con un gran giro impresso al pallone, Joe Gomez in barriera che la devia quel tanto che basta per togliere ad Alisson qualunque speranza di arrivare su un pallone che si infila inesorabilmente nell’angolino alto.

Sembra la fine di tutto. Pare che neanche quest’anno ad Anfield arriverà un titolo. Nel post partita a Klopp arriva addirittura qualche critica. Alexander-Arnold è rimasto in panchina tutta la partita, poi al tedesco viene rimproverato di non riuscire mai a fare risultato quando conta. Quella settimana per il Liverpool sarà una delle più difficili che l’ambiente ricordi. Ma anche la più importante degli ultimi 15 anni.

di Daniele Calamia

 

 

Daniele Calamia