Estate 2004. E’ tempo di grandi cambiamenti sulle panchine di diversi importanti club della Premier League. Come ogni quattro anni, però, arrivano prima gli Europei a rasserenare le torride estati altrimenti senza calcio di tanti appassionati. L’Inghilterra di Sven Goran Eriksson è inserita in un girone non proibitivo, insieme alla Francia di Zidane, alla Croazia ed alla Svizzera. Nel primo match dei Tre Leoni, contro i Blues guidati da Santini, arriva subito una grande beffa: Lampard porta in vantaggio gli inglesi ma Zinedine Zidane ribalta la situazione con due gol oltre il 90′ e conduce i suoi alla vittoria. In patria si inizia a storcere il naso e la panchina di Eriksson traballa come mai prima. Per fortuna, esplode tutto il talento del diciottenne Wayne Rooney, che realizza due doppiette nelle sfide contro Svizzera e Croazia e trascina una nazionale, un popolo ai Quarti di Finale.
L’Inghilterra se la vede con i padroni di casa del Portogallo. La sfida si rivela incredibilmente palpitante. I supplementari non bastano a decidere le sorti della gara, così si giunge ai rigori. Il portiere andaluso Ricardo decide addirittura di togliersi i guanti, in preda ad un’adrenalina senza precedenti. Si rivelerà una mossa vincente. Il numero uno portoghese prima ferma Vassell dagli undici metri e poi segna il rigore decisivo per portare la propria compagine in Semifinale. Ennesima beffa per i Three Lions che, almeno, possono affermare con certezza di aver trovato una nuova stella: Wayne Rooney.
Si accennava a panchine bollenti nel paese anglosassone. Due su tutte: Chelsea e Liverpool. I Blues salutano Claudio Ranieri dopo quattro anni tra tante emozioni ma scarsi successi e accolgono uno dei migliori tecnici emergenti del calcio mondiale: José Mourinho. Lo Special One, come si definisce lo stesso portoghese durante la presentazione a Stamford Bridge, giunge a Londra dopo aver vinto nel biennio precedente Coppa Uefa e, soprattutto, Champions League con il Porto, oltre a svariati titoli ottenuti in patria. E’ l’uomo che, nelle idee di Roman Abramovich, deve cambiare la storia del Chelsea sul campo tanto quanto il magnate russo l’ha migliorata dal punto di vista delle possibilità finanziarie.
Sulla sponda rossa del Merseyside arriva, invece, un altro ‘latino’: Rafa Benitez. Il tecnico di Madrid sbarca ad Anfield con la consapevolezza di dover essere l’allenatore in grado di far tornare i Reds sul tetto d’Inghilterra e d’Europa nel minor tempo possibile. Il curriculum dello spagnolo è di tutto rispetto: due titoli nazionali ed una Coppa Uefa vinti in tre anni con il Valencia, non certo la squadra più importante nella penisola iberica. Un altro tecnico di livello ad arrivare in Inghilterra, precisamente al Tottenham, è il francese Jacques Santini, reduce da due anni non eccezionali al timone della nazionale transalpina ma con un campionato francese vinto nel 2002 alla guida del Lione. Le premesse sono importanti; a parlare per tutti, ora, deve pensarci soltanto il campo.
Prima che inizi la stagione, tuttavia, la Premier League dà vita ad un grande mercato estivo. L’Arsenal di Wenger si rinnova e ringiovanisce largamente; salutano Highbury gli attaccanti Kanu e Wiltord, oltre agli esperti Parlour e Keown, mentre arrivano il laterale ivoriano Eboué, il portiere Almunia, il mastino Flamini e, soprattutto, l’attaccante olandese Robin Van Persie. Una vera e propria rivoluzione si abbatte, poi, su Stamford Bridge. Il nuovo arrivato Mourinho decide, infatti, di lasciar partire importanti calciatori, come Crespo, Hasselbaink, Veron, Melchiot, Gronkjaer e Babayaro; a Londra, comunque, arrivano altrettanti campioni (Cech, Drogba, Kezman, Paulo Ferreira, Ricardo Carvalho, Robben e Tiago) per puntare con decisione al titolo. Il primo Liverpool targato Benitez vede il doloroso addio dell’ex golden boy del calcio britannico Michael Owen, ennesimo pallone d’oro che approda al Real Madrid, e del suo vecchio compagno nel reparto offensivo Emile Heskey; in compenso, l’attacco dei rossi di Liverpool si rafforza con lo stagionato Morientes ed il promettente Djibril Cissé. Un altro arrivo, fortemente voluto dall’allenatore madrileno, riguarda poi il metronomo spagnolo Xabi Alonso. C’è, però, un grande colpo a svettare su tutti durante l’estate del 2004: Wayne Rooney. Il giovane attaccante dell’Everton è conteso da tutti i più importanti club di casa e d’Europa ma, proprio quando il Chelsea sembra ad un passo dalla conclusione della trattativa, a spuntarla è il solito vecchio volpone Alex Ferguson, che con 25 milioni di sterline porta il diciottenne ad Old Trafford. L’insaziabile tecnico scozzese, inoltre, puntella la difesa con Gabriel Heinze dal PSG ed un giovanissimo spagnolo proveniente dalla cantera del Barcellona: Gerard Piqué. Altro acquisto rilevante per il Manchester United è rappresentato dall’attaccante ex Leeds Alan Smith. Interessante, infine, il mercato operato dal Middlesbrough, fatto di esperienza ma anche tanta qualità grazie a: Reiziger, Parlour, Viduka ed Hasselbaink.
Ready, steady, go! Parte forte l’Arsenal di Arsene Wenger, che conquista cinque vittorie, in altrettante giornate, nella fase di avvio della Premier League. Mourinho fatica ad ingranare e nel nono turno scivola addirittura a -5 dalla vetta, perdendo a Manchester contro il City per colpa di un rigore di Anelka. Nessuno può immaginare, ora, che quella resterà l’unica sconfitta in Premier del Chelsea per la stagione 2004/2005. I Blues, infatti, cambiano marcia proprio da quel 16 ottobre in poi e dopo soltanto due giornate già sono a pari punti con l’Arsenal capolista. Molto deludente il Manchester United di Ferguson, soltanto settimo nonostante i nuovi arrivi.
Passa una settimana e Mourinho si impossessa della piazza d’onore della Premier League per la prima volta grazie ad un gol di Robben contro l’Everton e al contemporaneo pareggio dell’Arsenal in casa del Crystal Palace: +2. I punti di vantaggio diventano cinque dopo il quindicesimo turno, quando i Gunners cadono fragorosamente ad Anfield. Il Chelsea fa il proprio dovere, mantenendo inoltre imbattuta una difesa con numeri clamorosi: soltanto sei reti subite in quindici partite. Il 12 dicembre del 2004 va in scena la grande sfida al vertice. Si gioca ad Highbury e Mourinho riesce ad uscire indenne da uno dei grandi templi del calcio grazie a Terry e Gudjohnsen, che rispondono alla doppietta del solito Thierry Henry. A sorpresa, nella stessa giornata, l’Everton di Moyes vince di misura il derby del Merseyside e vola al secondo posto, a sole quattro lunghezze dal Chelsea. I Toffees, tuttavia, sono una vera e propria meteora, destinata a spegnersi immediatamente.
Il duello rimane tra Chelsea e Arsenal, anche se i Blues sembrano sempre avere una marcia in più. Tra la ventiduesima e la ventitreesima giornata, l’Arsenal crolla definitivamente, dapprima pareggiando in casa contro il Manchester City e poi perdendo contro il Bolton. Risale, incredibilmente, il Manchester United, che si piazza al secondo posto e staziona a nove punti da un Chelsea sempre più vicino al trionfo. Nel ventinovesimo turno, i Red Devils sono di scena a Selhurst Park contro il Crystal Palace; si tratta di una gara difficile, che termina 0-0. Mourinho vola a +11 e, soltanto due settimane dopo, addirittura a +13. E’ ormai fatta. Il 23 aprile del 2005, grazie al tris rifilato al Fulham, firmato da Cole, Lampard e Gudjohnsen, lo Special One riporta il titolo a Stamford Bridge dopo ben cinquant’anni dall’unica vittoria in campionato nella storia dei Blues.
Alla fine, i numeri del primo Chelsea di Mourinho risulteranno spaventosi: una sola sconfitta in trentotto giornate; 95 punti conquistati, frutto di 29 vittorie, entrambi record assoluti per il calcio inglese; difesa imperforabile, con soli 15 gol subiti in trentotto partite disputate. Per l’ennesima volta, il capocannoniere della Premier League è Thierry Henry, 25 stavolta i gol per lui, ma la grande sorpresa è rappresentata dalle 21 marcature del ventiquattrenne del Crystal Palace Andy Johnson, fino ad ora bomber di razza soltanto nelle serie minori del calcio inglese. L’enorme beffa, comunque, è data dal fatto che i gol di Johnson non bastano al Crystal Palace per salvarsi e l’attaccante di Bedford sarà costretto a tornare in Championship con i rossoblu dopo un solo anno di gloria.
Matteo Luciani
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