L’amore ai tempi di Wenger

Il binomio Wenger-Arsenal ci ha accompagnato per tanti anni, nonostante tutto

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HUDDERSFIELD, ENGLAND - MAY 13: Arsene Wenger, Manager of Arsenal looks on during the Premier League match between Huddersfield Town and Arsenal at John Smith's Stadium on May 13, 2018 in Huddersfield, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Nella lungo percorso che è la vita molto spesso cerchiamo qualcuno che rimanga al nostro fianco e ci rimanga fedele. Un percorso in due fa meno paura, anche perché spesso la solitudine non porta da nessuna parte. Esistono, secondo credenze popolari, le anime gemelle, quelle che sono affini e perfette che combaciano alla perfezione, come lo era la storia d’amore tra Arsene Wenger e l’Arsenal.

L’allenatore francese arrivò ufficialmente a Londra in casa dei Gunners giorno 1 ottobre 1996, il primo allenatore nella storia dei londinesi a non essere ne inglese ne irlandese. In Inghilterra il tecnico era ancora un semi sconosciuto, nonostante la vittoria di trofei importanti in passato in Ligue 1 e in Giappone.

Il suo impatto fu devastante, prima sul mercato l’arrivo di giocatori come Vieira e Garde solidificò il centrocampo e in quella stagione concluse terzo, mancando solo per differenza reti la qualificazione alla Champions League.

3 Nov 1998: The Arsenal coach Arsene Wenger during training before the Champions league match against Dynamo Kiev in Kiev, Ukraine. Dynamo Kiev won the game 3-1. Mandatory Credit: Alex Livesey /Allsport

L’impronta del francese si fece sentire l’anno successivo, quando letteralmente insegnò calcio agli inglesi mostrando che non si giocava solo con il 4-4-2. Nella stagione 1997-98 mostrò un calcio vivace che piaceva e sapeva far divertire, arrivò addirittura a rimontare 12 punti in classifica e a vincere sia la Premier League che la FA Cup, risultati incredibili per uno che stava in Inghilterra da poco. Ma la vittoria più grande quell’anno la fece con Tony Adams che da anni era sopraffatto dai problemi di alcolismo e che il tecnico francese lo mise sotto la sua ala e scacciò via tutte le critiche, con il difensore che segnò anche l’ultimo gol della stagione di quell’anno contro l’Everton. In pochissimo tempo Wenger aveva conquistato tutti.

Una storia d’amore meravigliosa impreziosita dall’arrivo di tanti campioni negli anni come Henry, Pires, Fabregas e Ljungberg giusto per citarne alcuni, ma mancava sempre qualcosa. Mourinho lo ha classificato come uno “Specialista in fallimenti”.

LONDON, ENGLAND – NOVEMBER 20: Thierry Henry, Robert Pires, Ashley Cole and Francesc Fabregas of Arsenal during the FA Barclaycard Premiership match between Arsenal and West Bromwich Albion at Highbury on November 20, 2004 in London, England. (Photo by Michael Steele/Getty Images)

Nella carriera di Wenger è sempre mancato quel pizzico in più per vincere anche in Europa, il calcio che in Inghilterra faceva innamorare tutti, in Europa finiva per cadere sempre sul più bello. La Coppa UEFA persa contro il contro il Galatasaray o anche la finale di Champions League contro il Barcellona ne sono un esempio. Tante volte il francese si è dovuto accontentare del secondo gradino e ingoiare un boccone amarissimo in più occasioni. La cavalcata del 2004 in Premier League non la dimentica nessuno, li si che c’era un 4-4-2 con le ali ad essere i primi attaccanti e con Vieira geometra del centrocampo. Una macchina indistruttibile che gli consentì la Vittoria del campionato senza mai subire una sconfitta, “gli Invincibili” vennero soprannominati, nessuno mai è riuscito a replicare quell’impresa. Eppure nessun trofeo internazionale. Tante FA Cup, alcune Premier League e molte Community Shield, ma mai in Europa il gioco di Wenger è riuscito ad imporsi. Una triste lacuna che però nulla toglie a ciò che Wenger ha lasciato al mondo dell’Arsenal e ai suoi tifosi, gli stessi che definivano “noioso” il suo gioco negli ultimi anni di carriera. Arsene è stato un grande e ha portato una freschezza incredibile in Premier, vero paga il fatto che sia sempre stato troppo convinto dei suoi schemi e che non si sia adattato al nuovo modo di giocare a calcio, di conseguenza negli ultimi anni di carriera questo non gli ha permesso di giocare e vincere come un tempo.

Per concludere, Wenger è stato un rivoluzionario nel mondo Arsenal e nella Premier League, è uno di quei classici allenatori che fa divertire e che vuole che tutto vada come dice lui, anche al costo di perdere.