Come stanno gli italiani in Premier League?

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photo by Getty Images

Pochi ma buoni, si potrebbe dire. Ma la realtà dei fatti è ben diversa: se in passato la Premier League ha accolto e celebrato i giocatori italiani, in questa stagione la situazione non gira molto bene per i nostri compatrioti volati in Inghilterra per cercar fortuna.

Il più tranquillo di tutti è sicuramente Jorginho, arrivato al Chelsea quasi come un’incognita. A parte le prime partite disputate, l’ambientamento è andato avanti benissimo, tanto da portarlo a essere uno degli inamovibili del centrocampo di Lampard, in cui gestisce il gioco e i compagni con grandissima esperienza. A fargli compagnia con la maglia dei Blues c’è Emerson, arrivato sei mesi dopo l’italo brasiliano. Anche in questo caso il terzino sinistro è quasi sempre presente negli schemi dei londinesi, anche se in questa stagione ha dovuto affrontare un problema alla coscia che ha intaccato di molto il suo rendimento.

Fra i volti meno ricordati ci sono sicuramente quelli di Ezequiel Schelotto e di Adam Masina, rispettivamente in forza a Brighton e Watford. Per l’ex Inter, Parma e Chievo c’è ben poco da segnalare: in questa stagione ha giocato per appena 41 minuti, troppo poco per lasciare un segno nei Seagulls. In modo molto simile procede il campionato dell’ex giocatore del Bologna che con gli Hornets passa molto più tempo in tribuna che sul campo da calcio.

Continua invece la carriera tranquilla di Angelo Ogbonna al West Ham, squadra nella quale milita ormai da quattro anni. Come difensore centrale è quasi sempre presente nell’undici titolare degli Hammers, ai quali in questa stagione ha anche regalato due gol contro Arsenal e Tottenham, seppur inutili ai fini del risultato.

I casi più emblematici però sono quelli che riguardano Patrick Cutrone e Moise Kean, gli ultimi due italiani in ordine di tempo ad aver raggiunto la Premier League. In Serie A li ricordiamo tutti come giovani dal grande talento e di belle speranze, spediti in un nuovo campionato per avere più spazio e raggiungere finalmente la maturazione calcistica. E per Cutrone ciò sta in parte avvenendo: al Wolverhampton non trova sempre un posto da titolare, vista anche l’abbondante concorrenza in attacco, ma in 11 partite giocate si è messo in mostra con due gol segnati, un bottino forse ancora povero, ma che diventa interessante se pensiamo che, in relazione al tempo trascorso in campo, ha segnato una rete ogni 146 minuti.

Il suo connazionale invece non se la passa poi così bene. Se alla Juventus avevamo conosciuto un Kean straripate fisicamente e tecnicamente, quello visto (poche volte) all’Everton non gli somiglia per niente. I Toffees gli hanno concesso appena 348 minuti, durante i quali è riuscito soltanto a servire un assist ai compagni. Nella partita contro il Manchester United poi è stato messo sotto ai riflettori per essere stato cambiato dopo poco più di dieci minuti dal suo ingresso in campo, una situazione surreale che sottolinea le difficoltà del giovane ad ambientarsi e relazionarsi con un campionato totalmente diverso da quello in cui è cresciuto.