Addio White Hart Lane: già 3 anni fa la demolizione di un tempio del calcio britannico

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Photo by Getty Images

di Simone Dell’Uomo

3 anni fa l’addio a White Hart Lane. Il Tottenham salutava quella che per 118 anni, succedendo il polveroso Northumberland Park, diveniva ufficialmente la sua casa. Dal 1899, pensate. Per più di cent’anni di storia, i tifosi degli Spurs hanno ripetuto sempre la stessa frase “Il Tottenham è religione, White Hart Lane la chiesa”. Un vero e proprio credo, una fortissima identità con la squadra delle quartiere, oggi una delle più importanti a Londra e notoriamente una delle più prestigiose del panorama britannico.

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Era il 14 maggio del 2017 quando un Tottenham – Man United 2-1 chiudeva ufficialmente i battenti di White Hart Lane. Fu grande festa, nonostante quel secondo posto: quel Tottenham, terzo anno di Pochettino, era veramente straordinario. 85 punti, miglior attacco e miglior difesa del torneo. E White Hart Lane era il fortino di quegli Spurs: 17 vittorie, 2 soli pareggi, nessuna sconfitta. Una schiacciasassi che sapeva sfruttare al massimo quel campo più piccolo, tremendamente romantico, con tifosi e South Stand scatenata pronti a caricare e sostenere incessantemente i propri beniamini.

Oggi chiaramente è 15 maggio, è passato un giorno, non ricorrono più i 3 anni esatti. Ma restano storiche, proprio risalenti al 15 maggio 2017, le immagini che vedevano White Hart Lane già iniziato a buttar giù. Già ruspe, già macerie, già seggiolini all’aria. Immagine triste, senz’altro, ma che testimonia l’ambizione del Tottenham ed in particolare di una società che per conseguire i suoi obiettivi strutturali (quelli della costruzione del nuovo magnifico Tottenham Hotspur Stadium) proprio no, non voleva perder tempo. Fece uno strano effetto pensare che poche ore prima, l’arcobaleno illuminava romanticamente una festa grandiosa, con invasione di campo e leggende chiamate a raccolta a salutare il popolo degli Spurs. Fece scalpore, senz’altro, ma questo è il football moderno: business, ambizione.

Simone Dell’Uomo