Come era il Chelsea prima di Abramovich?

Il Chelsea è oggi una delle squadre più importanti al mondo, ma come era prima di Abramovich? Ripercorriamo brevemente la storia dei Blues

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Nel 1896 un uomo d’affari chiamato Gus acquistò dei campi di atletica con lo scopo di organizzare importanti partite di calcio. A causa di problemi burocratici, l’acquisto venne completato solo nel 1904. Qui nasce un racconto, una leggenda  che viene narrata e tramandata da anni: i proprietari volevano convincere il Fulham a designare lo stadio di Stamford Bridge ma non ci riuscirono. A questo punto si pensò alla cessione dell’impianto ad un’azienda che voleva utilizzarlo come deposito di carbone, ma mentre Gus stava per concludere l’affare il cane di Mears morse alla gamba il collega di Gus. Questo venne visto come segno premonitore e si decise di far giocare a Stamford Bridge una nuova squadra, quella appena fondata da Gus e colleghi: il Chelsea F.C.

La squadra appena nata si iscrisse alla Football League, visto che nella Southern League Fulham e Tottenham negarono l’arrivo della nuova squadra.
I colori sociali scelti furono il blu, in onore della gara ippica di Lord Chelsea, seguiti da pantaloncini bianchi e calzettoni blu. Il primo match non andò bene, i Blues vennero sconfitti per 1-0 in trasferta dallo Stockport County. I primi anni sono poco costanti per il Chelsea. Nel 1912 arrivò addirittura la retrocessione, ma l’arrivo della Prima Guerra Mondiale comportò l’interruzione di tutti i campionati. Finita la guerra, e vista la decisione di allargare il campionato, il Chelsea fu invitato a partecipare alla nuova First Division riuscendo a evitare così la retrocessione.

Un evento cruciale fu l’amichevole contro la Dinamo Mosca nel 1945 che comportò una rivoluzione per la struttura societaria del Chelsea e una nuova visione del calcio. Quella partita ad oggi viene ricordata come quella con il numero più alto di spettatori per una partita a Stamford Bridge. Qualche anno dopo, infatti, si decise di puntare principalmente sul vivaio, il settore giovanile veniva potenziato di anno in anno eliminando così la vecchia strategia che puntava sull’acquisto delle stelle del calcio di quel tempo.

Il primo titolo arrivò nella stagione 1954-55, i Blues vinsero inaspettatamente la First Division e poi il Community Shield, ma non riuscirono poi a riconfermarsi e negli anni successivi finendo sempre nelle zone medio-basse della classifica, complice anche il fatto di non rinnovare il ciclo di giovani da far scendere in campo, l’età media si alzava sempre di più. Il vero momento di crisi però avvenne con l’inizio degli anni Settanta. Sia sul piano sportivo che societario. Allenato prima da Sexton e poi da Ron Stuart, il Chelsea retrocesse nel 1975. La situazione si complicò ulteriormente con l’avvento della crisi finanziaria del club, complice anche il tentativo di ampliare i posti a sedere dello stadio costruendo la East Stand.

Nel 1976 il mondo fu colpito dalla Crisi Energetica Mondiale, questo comportò ritardi, scioperi e altri problemi nella costruzione della tribuna che fecero lievitare i debiti della squadra di Londra fino a 3,4 milioni di sterline. Questo portò la dirigenza a non acquistare nessun giocatore per 4 anni, dal 1974 al 1978. Anche i tifosi si allontanarono sempre più dalla squadra, complice anche le violenze degli hooligans in quegli anni, ricordiamo principalmente i Chelsea Headhunters, spesso legati anche a gruppi politici estremistici.

Nel 1981 lo storico proprietario abbandonò dopo 76 anni alla guida del Chelsea. Fortemente indebitata, la società venne acquistata da un uomo d’affari di nome Ken Bates alla storica cifra di una sterlina. Quest’ultimo però si rifiutò di pagare i debiti dello stadio, nonostante ciò continuo come presidente installando anche recinzioni elettriche per allontanare i tifosi violenti.
Nel 1982/83 però il Chelsea rischiò addirittura di finire in Third Division, ma riuscì a salvarsi con soli due punti di margine grazie al pareggio arrivato all’ultima giornata contro il Middlesbrough. Fino al 1988 il Chelsea non riuscì mai a essere costante, alternando momenti in cui era in piena lotta per la promozione e poi per il titolo in First Division a brutte stagione che si tramutavano in retrocessioni in Second Division. L’ultima promozione avvenne durante la stagione 1988/1989 dopo aver raccolto la bellezza di 99 punti, 17 in più della seconda in classifica che era il Manchester City.

Da qui tutto inizia a cambiare per i Blues.

Una vera e propria rinascita si ebbe nel 1996. Con Gullit nelle vesti di allenatore-giocatore vennero acquistati diversi campioni: Gianluca Vialli dalla Juventus, Zola e Di Matteo, pagato quasi 5 milioni di euro (ai tempi fu un record per il Chelsea). In campionato arrivò un buon sesto posto, ma il Chelsea riuscì finalmente a vincere un trofeo mettendo in bacheca la FA Cup. Con l’esonero di Gullit, la società decise di puntare ancora sul ruolo giocatore-allenatore, e decise di affidare il compito all’esperto attaccante italiano Vialli.

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L’italiano, fece benissimo, vincendo due trofei in due mesi; prima riuscì a portare a casa la Coppa di Lega e la Coppa delle Coppe. Quest’ultima venne vinta anche l’anno successivo insieme alla Supercoppa europea contro il Real Madrid. La Supercoppa  Europea del 1998 fu la prima vinta dai Blues. In questo periodo i londinesi scoprirono l’enorme talento di Gianfranco Zola. Magic Box fu poi dichiarato dai tifosi il giocatore più forte della storia del Chelsea, l’italiano rimase per sette stagioni con la maglia dei londinesi diventando un fulcro importante per la squadra. 

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L’esordio in Champions League avvenne durante il 1999. Il Chelsea non sfigurò, fece molto bene arrivando anche a vincere la partita di andata dei quarti di finale contro il Barcellona, ma i catalani riuscirono poi a ribaltare il risultato al ritorno.

L’arrivo di Claudio Ranieri nel 2000 segnò un momento di svolta per la storia del club, non tanto per le vittorie ma per i giocatori che furono lanciati. Giocatori del calibro di John Terry, Frank Lampard, Gallas e Gronkjaer fecero il loro debutto e vennero lanciati diventando quelle che ad oggi sono le bandiere e le leggende della squadra londinese.I trofei mancavano, e per il Chelsea ebbe inizio un nuovo periodo di crisi finanziaria. Nessun acquisto e un debito di 80 milioni di euro avrebbero spaventato chiunque ma non Roman Abramovich.

Il russo prelevò la squadra, saldò tutti i debiti e diede inizio al Chelsea che oggi fa sognare i suoi tifosi in tutto il mondo. Sotto la guida del russo arrivarono tanti grandi allenatori tra i quali Josè Mourinho, Carlo Ancelotti, Antonio Conte, Maurizio Sarri e tanti altri. Ma la vittoria più importante avvenne sotto la guida di Roberto di Matteo, che riuscì a vincere la Champions League nella stagione 2011/2012. Indimenticabile anche il successo in Premier League con Mourinho nel 2004/05, cosa che si ripetè anche l’anno successivo.

Abramovich ha davvero salvato il Chelsea e ha portato nuova linfa e freschezza nonostante diversi momenti bui, ma non si può negare che è in questo quindicennio che i Blues stanno avendo il loro momento di vero splendore.

Quest’anno con Lampard in panchina si è deciso di ripartire da zero e puntare sui giovani e sulla freschezza di un nuovo stile di calcio. Chissà che negli anni a venire questa decisione non porti nuova fortuna ai Blues.

GIUSEPPE CIRIGNOTTA