John Lundstram e la chance giusta dopo la gavetta

John Lundstram si è ripreso la Premier League dopo anni di gavetta nelle serie minori. Un passato all'Everton, poi la risalita con le Blades

0
153
Johnny Lundstram ha realizzato due dei suoi tre gol in stagione contro il Burnley, il 2 novembre. Photo by Getty Images

Cognome scandinavo, bisnonno norvegese, nato e cresciuto nel Merseyside, da bambino tifoso del Liverpool. Un piccolo dettaglio: academy dell’Everton. Tutto questo è John Lundstram, calcisticamente formatosi nella parte blu della città degli scouser e che, prima di arrivare in Premier League e riuscire a giocarci da protagonista, ha affrontato una gavetta lunga, partendo da lontano.

Non così lunga quanto quella di Rickie Lambert ad esempio, arrivato in Premier a 30 anni dopo una interminabile trafila tra League One e League Two. Più simile a quella di Conor Coady, altro scouser (lui però prodotto dell’academy dei Reds) che sembrava destinato alla bassa Championship, oggi fieramente capitano di un Wolverhampton sempre più credibile nella parte alta della Premier.

Gli anni in blu e i difficili prestiti

Come dicevamo, nel suo passato c’è chiaramente l’Everton, squadra in cui arriva a 8 anni. Negli anni di Moyes fa tutta la trafila delle giovanili, per poi essere aggregato in prima squadra negli anni in cui i Toffees navigano costantemente nella parte alta della classifica. Da qui cominciano i primi prestiti per un centrocampista che si forma nello stesso vivaio di gente come Gosling e Rodwell. Due giovani che, pochissimi anni prima di Lundstram, sembrano destinati ad una carriera folgorante e che, per ragioni diverse, finiscono per tradire le aspettative.

John Lundstram durante l’amichevole contro il Tranmere Rovers, a Prenton Park, il 22 luglio 2014. Photo by Getty Images

A 18 anni viene girato prima al Doncaster e poi allo Yeovil Town. Qui l’esperienza è disastrosa: pur mettendo insieme un buon bottino di presenze con un paio di gol, la squadra naviga sul fondo della classifica. Alla fine sarà retrocessione in ultima posizione per la formazione del Somerset, non prima però di aver rimandato Lundstram nel Merseyside.

Nei mesi successivi arrivano due periodi in prestito al Leyton Orient in League One, in cui manca per un soffio la promozione in Championship. In mezzo un prestito al Blackpool. La situazione non è delle migliori: lo scouser fa la spola tra seconda e terza serie, in un limbo che non permette alla sua tenacia di emergere definitivamente e all’Everton di valutarne realmente i progressi. Prestiti brevi, frustrazione in aumento. Nell’estate del 2015, a scadenza di contratto, i Toffees di Roberto Martinez lo lasciano partire senza pensarci su troppo. Bisogna ricominciare da capo.

«Quando giochi con frequenza pensi di poter provare cose nuove in campo – ha recentemente dichiarato in una lunga intervista a Sky Sports – rispetto a quando giochi ad intermittenza. Lì pensi che potresti non giocare la settimana dopo, qualora la giocata non riuscisse»Giocare con continuità, ripartire: è questo quello che il 21enne John deve aver pensato una volta accasatosi all’Oxford United. Campionato: League Two, bisogna davvero ripartire dal basso.

La risalita con la fascia al braccio

Ad Oxford prende subito le redini del centrocampo. Ha un infortunio che lo tiene ai box qualche partita, non vuole perderne di più. Gioca sopra il dolore, gioca 47 volte in stagione, 37 in campionato. A fine anno viene promosso in League One dopo il secondo posto in campionato. Ma è ancora troppo poco per dove vuole arrivare, è solo l’inizio. Nella seconda stagione, a 22 anni, John Lundstram diventa capitano dopo una sola stagione al club. Gioca più di 50 partite, saltandone solo una in campionato. Lo United gioca bene sia in campionato che nel Football League Trophy, dove arriva una sconfitta solo in finale per mano del Coventry.

Lundstram all’Oxford United in FA Cup, in un contrasto con Gaston Ramirez. Photo by Getty Images

A fine anno arriva la chiamata della dirigenza dello United: vogliono rinnovargli il contratto per altri due anni. Intanto arriva un’altra telefonata, sempre dallo United. Sheffield United, i Blades, quelli che giocano a Bramall Lane, lo stadio più antico del mondo. I Blades, dopo sei anonimi anni in terza serie, sono tornati finalmente in Championship stravincendo in League One, con una squadra di belle speranze che aspira a giocare brutti scherzi alle grandi della seconda serie del calcio inglese.

Lundstram parte in panchina, giocando spezzoni di partita in una squadra che sorprende tutti con una partenza fulminante. Poi a novembre, durante una vittoria contro il Burton Albion, Paul Cotts (per tutti Couttsy, beniamino della tifoseria) si rompe una gamba a pochi minuti dall’intervallo: «è stato duro sopportare quello che è capitato a Couttsy, un grande giocatore e beniamino dei tifosi. Ma per fortuna sono riuscito ad aiutare la squadra proprio quando sono stato chiamato in causa». Questo spalanca le porte del campo per John Lundstram, che gioca quasi 40 partite in tutto il campionato, arrivando con la sua squadra ad un grande decimo posto con quasi 70 punti e la speranza di arrivare ai playoff cullata a lungo.

Il 2019 è l’anno della consacrazione per i Blades, che tornano in Premier dopo un’assenza di più di dieci anni. Un campionato spettacolare, corroborato dai gol dell’immortale Billy Sharp e da un nucleo di giocatori presenti ancora quest’anno: Baldock, Fleck, O’Connell, Basham, , Egan, Norwood. Proprio il nazionale nordirlandese, che arriva a sostituire il rientrante Coutts, si rivela il giocatore decisivo per far girare il centrocampo dello United. Viene nominato addirittura nella formazione ideale della stagione, portando la sua squadra al secondo posto in campionato dopo una grande lotta col Norwich conclusasi solo nelle ultimissime partite. Lundstram, tra infortuni e un modulo con tre difensori e due esterni a centrocampo, paga pegno e non gioca moltissimo. Teme di poter essere di troppo in estate.

Benvenuto in Premier!

Proprio quando si aprono le porte del paradiso per una frizzante stagione di Premier, sembra che il destino del 25enne sia negativamente segnato. Wilder però lo vuole con sé, lo incontra alla fine della passata stagione confidandogli di aver un posto per lui: «quella chiacchierata mi ha aiutato moltissimo, mi ha dato fiducia e voglia di ripagare il mister». Allenamenti sulla parte alta del corpo, sulla coordinazione, impegno massimo. Lundstram torna dalle vacanze più forte che mai, pronto ad esordire in Premier: «sapevo che prima o poi in Premier ci sarei arrivato per davvero. Non ho mai avuto dubbi su questo e mi ha aiutato moltissimo quando ho avuto le mie delusioni».

Il modulo lo aiuta molto di più. John Lundstram è titolarissimo in un centrocampo a tre con Norwood ad agire da cervello della squadra e Fleck a riempire gli spazi con la sua intelligenza tattica. John sa dove può colpire: ha licenza di attaccare dentro l’area se si trova sul lato opposto alla palla, copre moltissime zone del campo sapendo di avere dietro i terzini che sovrappongono. Lo Sheffield United non parte favorito per rimanere in Premier: moltissimi pronostici danno le Blades in Championship a fine anno. Si spendono pochi soldi sul mercato, ma l’idea è chiara: Wilder vuole giocarsi tutto con i suoi uomini attuali, quelli che conosce.

Johnny Lundstram ha realizzato due dei suoi tre gol in stagione contro il Burnley, il 2 novembre. Photo by Getty Images

 

L’idea paga, il manager raccoglie fino ad oggi quanto di buono ha seminato. Lundstram gioca benissimo, è tra i primi tre in squadra in moltissime statistiche e ora sogna anche la nazionale. Lo United si gode la sua ottima posizione in campionato, lontano dalla zona retrocessione. Johnny si gode invece la sua ottima forma, con un nuovo contratto sulla scrivania del suo manager: «quando abbiamo parlato del contratto gli ho detto che è tutto quello che voglio: rimanere a giocare in questo club». Una ricompensa un tempo insperata, che oggi sembra realtà. Una fiducia nei propri mezzi che cresce e la sensazione, a quasi 26 anni, di poter rimanere ancora qualche anno al massimo livello. Perché quando hai lottato tanto per guadagnare qualcosa che ti è scivolato via quando sembrava a portata di mano, riesci a goderti meglio il premio e preservarlo per il futuro.

di Daniele Calamia