di Simone Dell’Uomo
Scontro diretto al quarto posto perso col Chelsea e corsa Champions complicatissima, emergenze infortuni e sfortuna fuori dal comune, con calciatori straordinari costretti ai box per molto, troppo tempo. Adesso un altra gara determinante, per mantenere ossigeno e restare a galla, senza perdere ulteriore terreno. L’appuntamento è quello di domenica, Tottenham Hotspur Stadium, gara affascinante, una super classica coi Wolves, club cresciuto tantissimo, addirittura in grado di far meglio dello scorso anno, squadra che reduce dal trionfo sull’Espanyol in Europa League scenderà a Londra per sognare qualcosa di più, accompagnata da una tifoseria calorosa e appassionata pronta a spingere Raul Jimenez e compagni per sognare il colpo grosso. Un colpo Champions, davvero.
Tema infortuni sempre chiaramente dominante in ogni conferenza del venerdì, anche perchè questo non può essere il vero Tottenham. Un club che, nonostante in totale ricostruzione, vista la fine dell’era Poch, la partenza di calciatori come Eriksen e l’arrivo di tanti giovani talenti come Lo Celso, Ndombele e Bergwijn, vanterebbe giocatori del calibro di Kane e Son, fuori probabilmente fino a fine stagione.
KANE AD APRILE? La notizia rilevante è quanto è come una delle coppie d’attacco più forti del pianeta stia accelerando il ritorno, specialmente Harry Kane, che, fuori dal primo gennaio, ha iniziato quantomeno da solo a lavorare sul campo. “Non mi illudo, Harry sta seguendo il protocollo ma effettivamente sta superando diverse fasi anzitempo, un combattente, sensazioni positive. Ma ripeto, non mi illudo: potremmo recuperarlo ad aprile, anzi che maggio, non stiamo certamente parlando di un calciatore che tornerà domani. Una cosa è certa: abbiamo grandi strutture, e tre queste strutture c’è anche un grande staff medico, guardate Hugo (Lloris, ndr), è riuscito a tornare un mese prima del previsto. Speriamo quindi di veder prima della fine stagione Sonny e Kane giocare di nuovo insieme”.
OBIETTIVI Non è certamente questo l’anno in cui sognare qualcosa di importante, come la Champions, servirebbe un’uscita dignitosa. E forse, in caso di rimontona a Lipsia, si rischiano umiliazioni concrete ai quarti, non sarebbe certamente utopia, ricordasi Bayern. Terminata la radiosa era Pochettino, tra addii inevitabili e allenatore andato via, gli Spurs devono ricostruire e torneranno solo nei prossimi anni a recitare voce grossa e contendere titoli davvero prestigiosi. Ma ci sarà tempo, ribadiamo che c’è da ricostruire e c’è una stagione da finire. Un presente, tra mille difficoltà. Sarebbe fondamentale continuità di progetto e restare un club proprio da Champions, con un quarto e City permettendo, anche un quinto posto in Premier. Sognare in FA Cup, tornare a sollevare un trofeo, degno marchio di fabbrica di Jose, potrebbe invece rappresentare un obiettivo leggermente più alla portata. In fondo c’è il Norwich da battere, poi i quarti, in palio Wembley, il buon vecchio Wembley dimora degli Speroni per un anno e mezzo, nella transizione tra il vecchio e nuovo White Hart Lane. Magari con qualche rientro, in semifinale, con Kane e Son, ma soprattutto con l’esperienza, arguzia e furbizia tutto Special, qualcosa in Coppa si può sognare.
CORSA CHAMPIONS Ma il pane quotidiano resta il campionato, la Premier, la corsa Champions, restare incollati al carro Champions resta un imperativo, cercando di strappare più punti possibile dove plausibile, nonostante le tremende defezioni. “Battaglia apertissima, tra tanti, tanti club. Quarto posto lontano 4 punti, ma oltre al Man United, ci sono pure Sheffield, Everton, Arsenal e proprio i Wolves. E non sono certamente a queste latitudini per caso, per fortuna, ma perchè se lo meritano: il loro è un progetto fantastico. E’ una grande battaglia dove ogni punto può significare parecchio a fine stagione, e penso proprio che sarà battaglia fino a fine anno: è chiaro che si deciderà tutto a maggio. Per questo dobbiamo restare incollati, in contatto, a combattere con chi in questo momento sta davanti a noi”.
SU NUNO ESPIRITO SANTO Parole d’amore per qualcuno che sta scrivendo pagine radiose dei Wolves, qualcuno che ha sposato una folle causa in Championship per proiettare un club meraviglioso, storico, passionale, a tornare a lottare per traguardi assurdi, come la Champions. E Josè è molto legato a Nuno Espirito Santo, quello che fu il suo secondo portiere durante le sue radiose annate al Porto, che lanciarono definitivamente lo Special One nel grande football: “Viviamo anni particolari, in cui quelli che furono grandi calciatori ottengono senza motivi specifici grandi panchine. E nessuno sa perchè. Lui s’è fatto la gavetta. E’ stato buon giocatore. Ora è un allenatore fantastico, lavoro fantastico. Massimo rispetto ai Wolves, ma penso che prima o poi arriverà una grande, grandissima chiamata”.
Simone Dell’Uomo
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