Le tre cose che abbiamo imparato da Tottenham – Burnley 5-0

0
308

di Simone Dell’Uomo

Bel calcio, volti sereni e tre punti fondamentali per il Tottenham, che nei suoi quartieri supera brillantemente l’ostacolo Burnley e riscatta la sconfitta d’Old Trafford. La concomitante sconfitta del Chelsea a Goodison Park significa una sola cosa: sono di nuovo 6 i punti di distacco tra le due rivali per la Champions, perciò giochi tutti aperti. E Mourinho sorride, col suo ghigno, di chi inizia a capire sempre più sfumature del suo nuovo club. Tra questi il fatto che il Burnley è sempre un osso duro, specialmente se non parti a razzo e non sblocchi subito la gara. Per questo la carica giusta ai calciatori, primo tempo subito sotto il settore più bollente del tifo Spurs o boom boom: prima fiondata di Kane, poi raddoppio in mischia di Lucas. Partita sui binari giusti già dopo una decina minuti, poi la magia, quella di Son, alla Messi, alla Maradona, alla Totti. Prende palla dal limite della sua area, ribalta il fronte, fa fuori un avversario dopo l’altro, entra in area opposta e con freddezza, classe e lucidità apre il piatto e fulmina pure Pope: 3-0, delirio Sonny. Nella ripresa è pura accademia e Mou concede spazio ai giovanissimi, non prima della doppia di Harry Kane e del secondo sigillo interno consecutivo di uno degli idoli di queste parti, Moussa Sissoko. Finisce 5-0, mastica amaro Dyche, 9 sveglie tra City e Tottenham: ma non sono queste certamente le partite in cui conquistare punti, sono ben altre. Pesantissima oggi l’assenza di Barnes, da recuperare prima possibile.

FORMAZIONI E TABELLINO

Tottenham 4231: Gazzaniga, Aurier (80’Skipp) Sanchez Alderweireld Vertonghen, Dier Sissoko, Lucas (75′ Sessegnon) Alli (85′ Parrott) Son, Kane

Burnley 442: Pope, Lowton Tarkowski Mee Pieters, Brady (71′ Lennon) Hendrick Cork McNeil, Wood (65′ Vydra) Rodriguez

Marcatori: 5′ Kane, 9′ Lucas, 32′ Son, 54′ Kane, 74′ Sissoko

Il migliore Son Copertine tutte per lui, per un ragazzo che col suo sorriso ha fatto epoca. Un gol da copertine, un alieno, un fenomeno col passo di un razzo, un piede da cecchino, una classe da esteta. Se ne discuterà a lungo, ma con ogni probabilità il calciatore asiatico più forte di sempre. Standing Ovation

LE TRE LEZIONI APPRESE

A) La sconfitta d’Old Trafford ha fatto male, eccome. Ma ci sarà tempo di andare a vincere su questi campi. Mou conquista 9 punti su 9 tra Bournemouth, West Ham e Burnley. Non solo aspetto tattico, strutture e mentalità vincente, Mourinho è molto attento a capire le sfumature di uno spogliatoio. Tra queste le paure del New Stadium dove il Tottenham, malgrado la sua bellezza, ha spesso e volentieri faticato. Per questo era importante conquistare più punti interni possibile: senz’altro per risalire la classifica, ma soprattutto per scacciare vecchi fantasmi e far del nuovo stadio quella roccaforte che rappresentava il buon vecchio romantico White Hart Lane.

B) Non solo Dele Alli. C’è Sergie Aurier al centro dei pensieri di Mourinho. Il portoghese ha saputo rilanciarlo. Lo difende con Sissoko che lo copre a destra quando il fluidificante parte, schiera Vertonghen o Davies a sinistra per avere un terzo centrale sull’altra corsia (meno spinta, più fase difensiva). Mou da sempre attento a tattica ed equilibri, ma su Sergie ci punta, eccome. Ha costruito appositamente per lui meccanismi difensivi che permettono al capitano ivoriano di rilanciarsi, conquistare il Tottenham e convincere tutto e tutti. Il suo rilancio significa desolante ombra per Denny Rose, un altro che non farà parte del futuro del club.

C) Così, come, naturalmente Christian Eriksen. La volontà è chiara, non rinnoverà il contratto, nonostante l’avvento di Mourinho. Che infatti pensa al futuro e al bene del club, relegandolo in panchina ancora una volta, quinta volta su cinque gare. A 28 anni vuole cambiare aria, vuole una nuova sfida. Il ragazzo sta cambiando, non ha più il passo di un tempo, non è più un vero 10, forse somiglia più ad una mezzala di classe, ad un regista più basso. Ma a costo zero è un affare per tutti, la sua classe resta indiscutibile. Affare per tutti tranne che per patron Levy, che mastica amaro, eccome.

Simone Dell’Uomo