Spurs Corner. La ricostruzione di una crisi senza fine: gli errori di Levy, i senatori alienati, il veleno di Rose

0
271
Photo by Gety Images

di Simone Dell’Uomo

Sosta di riflessione per il Tottenham Hotspur. Il momento più difficile, dopo 5 anni splendidi, di sogni e calcio fantastico. Una finale di Champions e due Premier sfiorate, sfuggite prima per colpa (o meglio, per merito) del Leicester di Ranieri, poi del Chelsea di Conte. Adesso un 14simo posto, mesto, tremendo, incolore, insapore. Tanti, troppi puntati buttati. Una squadra fragile. Una squadra che si specchia e si confronta con tutte le sue difficoltà. Lontana parente da quella degli ultimi anni. Solida, compatta, determinata. A scanso di miracoli, è chiaro a tutti che questa squadra non farà la Champions il prossimo anno. Massive blow, grossissima delusione. Soprattutto per le casse di patron Levy. Ma Pochettino non è in discussione, almeno da quello che trapela da Hotspur Way il tecnico resta confermato. Ed è giusto così. Almeno in questo caso il cinico ragionier Levy ha mostrato un minimo di valori, gratitudine nei confronti di un contadino della campagne argentine che ha fatto sognare l’universo Spurs, dopo 5 anni splendidi coronati da una campagna Champions straordinaria, “verso l’infinito e oltre”.

LA CHIAVE Il momento più difficile dell’era Pochettino. Come detto e ribadito, Tottenham fermo al 14simo posto in Premier, lontanissimo dalla prossima Champions, una squadra che continua a buttare punti e tra un problema o l’altro proprio no, sembra non saper più vincere. Dalla sosta di fine ottobre a quella di novembre, soli tre miseri punti contro le piccole. Un infausto flashback di primi incolori anni 2000. Ma se pensate, come la stragrande degli opinionisti oltremanica, che questa squadra non sappia replicare le gesta dell’anno scorso e resistere e rispettare le pressioni esterne (che per forza, dopo una finale di Champions, si sono alzate, così come l’asticella) vi sbagliate di grosso. Non è questo il problema, nemmeno per un club che storicamente ha sempre steccato il momento che conta. Altrimenti non sarebbe arrivata dove è arrivata negli ultimi anni. I problemi sono altri. Pochettino era stato chiaro ad inizio anno, voleva una rivoluzione, sosteneva che questa squadra avesse fatto il massimo, chiuso il ciclo dopo la finale di Champions. Daniel Levy voleva accontentarlo ma non è stato in grado: è mancato un direttore sportivo per velocizzare e catalizzare acquisti e cessioni, i prezzi esorbitanti cronici del patron degli Spurs hanno fatto il resto. Fatto sta che è partito solo Trippier, sono rimasti praticamente tutti. Rose, Alderweireld, Vertonghen, Aurier, Wanyama, tutti sul mercato. E sono tutti rimasti, demotivati. Già, perchè sanno perfettamente che non faranno parte del futuro del club. Un club che ha dimostrato di trattare senza gratitudine gente che ha rappresentato zoccolo duro e vecchia guardia di anni comunque straordinari, tanto da trainare il Tottenham fino a Madrid, per la prima storica finale di Champions in 137 anni di storia. Erano loro quelli che dovevi far sentire importanti, invece sono stati alienati. Levy vuole gente di 23-24enni perchè vantano sempre gran mercato, Pochettino stessa idea, per intensità, freschezza agonistica e calcio dinamico e veloce. Ma serve l’esperienza, senza quella non vinci. E non stupisce se il Tottenham, pur in un radioso quinquennio come l’era Pochettino, non abbia ancora vinto nulla.

ALIENATI E adesso si dovrà ripartire da zero: sarà una stagione difficile, complicata, di chiusura di un ciclo. Pochettino ha detto espressamente “E’ un periodo complicato. Dobbiamo ricostruire e dobbiamo farlo all’interno di una stagione, che va avanti, non arrivano risultati e si sa, nel calcio conta quello. Pochettino non sa se affidarsi ancora alla vecchia guardia sfiduciata (i vari Alderweireld, Vertonghen, Rose) o se alle nuove leve fin qui tremendamente deludenti: Sanchez, Winks, Foyth, Dier difensore centrale. Regna scetticismo, Poch cambia in continuazione, sembra aver perso il quadro, i risultati non arrivano. Un 14simo posto disastroso, fin qui.

DANNY ROSE E tra i senatori alienati c’è senz’altro Danny Rose, uno che due anni fa tradì il Tottenham sostenendo di voler seguire Walker e andare a vincere, invece non arrivano offerte decenti e rimase. Danny c’è comunque da sempre, in campo è stato uno dei più forti e cattivi fluidificanti britannici degli ultimi anni. Ma adesso, alienato e fatto fuori pure lui. Lui spara a zero e inchioda la società, affermando di voler restare al Tottenham fin quando non cesserà il suo contratto, in scadenza 2021. Che poi lì il Tottenham ha già preso il suo futuro, il piccolo Sessegnon, rinnovando il contratto al 26enne Davies per far chioccia all’ex Fulham. Ma tra l’infortunio del primo e l’ineguatezza del secondo, onesto mestierante e valida riserva ma nulla più, continua a giocare Rose, tanto per far capire il quadro in cui Pochettino è costretto a combattere e la confusione di fine ciclo che adesso sì, regna amaramente a White Hart Lane.

“Tutti sanno cos’è successo la scorsa estate – Rose fu lasciato a Londra durante la tournè asiatica del Tottenham, ufficialmente “per esplorare nuove opportunità lavorative”, quindi palesemente sul mercato – la società voleva cedermi, ma non arrivarono offerte. Il presidente Daniel Levy mi ha chiaramente comunicato che non sarà in programma alcun rinnovo del contratto per me, che va bene, ok, lo rispetto e vado avanti, fine. Ma non andrò via, almeno fin quando scadrà il mio contratto. Gente e giornalisti possono stare tranquilli, risparmiassero il loro tempo, a gennaio non me ne vado. E non me ne andrò per i prossimi 18 mesi, resterò fino a scadenza naturale del mio contratto, giugno 2021. Ho 18 mesi rimasti e non mi smuoverò da qui”.