Una proposta destinata a far riflettere, molto più di una semplice provocazione. Richard Bevan, dirigente della LMA, l’associazione dei manager in terra britannica, lancia una proposta fondata: «bisogna testare tutti i calciatori prima che le operazioni del football riprendano».
«Prima chi ha priorità, poi…»
Secondo Bevan, la priorità va chiaramente data ai lavoratori del NHS e ai casi fortemente sospetti. In un paese come il Regno Unito, in cui la competizione sanità pubblica-privata raggiunge livelli maggiori che in Italia, il National Health Service non è arrivato esattamente preparato alla pandemia, pur avendo qualche giorno di vantaggio rispetto ad altri paesi. Scarseggia soprattutto la disponibilità dei tamponi al punto che, mentre in Italia ad oggi abbiamo scollinato i 900.000 tamponi totali, nella terra di Sua Maestà il dato si ferma poco sopra 1/3.
Una volta finito su quel versante, secondo Bevan, i calciatori dovrebbero accedere al test del tampone per poi tornare in campo quanto prima. Al momento infatti la situazione è ferma, mentre la FA e la EFL hanno posticipato i campionati a titolo indefinito. Questo per permettere alle squadre di isolarsi, far passare l’onda per poi tornare nei mesi estivi.
La scaletta di Bevan per far riprendere il football
«Abbiamo bisogno dell’ok dei calciatori perché saranno necessarie almeno tre settimane di allenamento prima di riprendere davvero. Il fattore che guida tutte le decisioni è la salute, e tornare in campo senza avere giocatori perfettamente sani sarebbe ardito».
La capacità del paese nell’assicurare un alto numero di tamponi sarà la chiave, secondo Bevan, per tornare a vedere del football. Come il capo del NHS Matt Hancock ha già ribadito, nel Regno Unito si punta ad arrivare alla capacità di 100.000 tamponi al giorno entro fine aprile. Un obiettivo molto ambizioso da parte del Segretario di Stato per la salute, entrato qualche giorno fa in polemica con i calciatori i quali, dall’altro lato, si sono sentiti trattati come dei capri espiatori. In questo momento in terra d’Albione non si riescono a garantire più di 15.000/20.000 tamponi al giorno, mentre Germania e Italia hanno superato i 50.000.
La ripresa del football, come è lecito aspettarsi, dipenderà soprattutto dalla capacità che avrà il governo britannico di rispettare questa promessa. «I nostri manager – ha concluso Bevan – non vogliono rientrare in campo fino a quando tutti i giocatori saranno stati testati. Ma allo stesso tempo il governo dovrà dare l’ok, poiché i test dovranno essere disponibili innanzitutto per i lavoratori, i pazienti e le loro famiglie».
di Daniele Calamia
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