Gli Spice Boys in rosso. «They loved the pints! Pints will cost you the league»

Gli Spice Boys in rosso falliscono per le loro troppe distrazioni extra-campo; come dice Neville: «They loved the pints! And pints will cost you the league»

0
176

«They loved the pints! And pints will cost you the league». Così Gary Neville, leggenda del Manchester United, risponde durante un recente evento negli Stati Uniti. L’ex terzino destro viene intervistato insieme a Roy Keane, altra leggenda dei Red Devils, su varie tematiche della loro vita da calciatori prima e da opinionisti/manager poi. Keano non esita a sferrare attacchi a Sir Alex Ferguson, con cui ha condiviso innumerevoli successi ma anche una brusca fine della propria esperienza a Old Trafford. Ma questa è un’altra storia. Nel frattempo Neville si esprime così, e a ragion veduta, di fronte ad una folla seduta ad ascoltarlo. Siamo nella seconda metà degli anni ’90. A chi si riferisce?

Anni ’90: science-based life

Negli anni ’90 il calcio inglese vive un periodo di forte transizione. Da un lato il passaggio da First Division a Premier League, in sostanza da Football League ad una lega gestita in maniera più indipendente. Dall’altro la partecipazione alle coppe europee, a cui le società inglesi non partecipano da metà anni ’80 a causa della tragedia dell’Heysel. In mezzo l’apertura del campionato a giocatori e manager sempre più internazionali. Uno su tutti: Arsene Wenger. Con l’allenatore alsaziano sbarca in terra d’Albione non solo un nuovo modo di vedere tatticamente il football, ma anche una nuova concezione dello stile di vita del calciatore in un campionato come quello inglese.

Via le vecchie abitudini figlie di retaggi degli anni ’70 e ’80. Le risse, le innumerevoli pinte dopo le partite indipendentemente dal risultato. Via anche le auto di lusso e gli eccessi alimentari. La scienza comincia ad avere importanza anche in un modo fino ad allora più leggero come quello del football. Studi sui metodi di allenamento, sull’alimentazione, sulla massa grassa, sulle abitudini fuori dal campo. Tutto questo entra a far parte della vita dei calciatori. Le squadre che ci riescono meglio sono indubbiamente Arsenal e Manchester United, le quali uniscono a tutto ciò il fatto di avere degli squadroni da un punto di vista tecnico e tattico. Lo United addirittura otterrà uno storico treble nel 1999, dividendo con i Gunners la maggior parte dei trofei tra fine anni ’90 e inizio anni 2000.

Gli Spice Boys per ripartire

E il Liverpool? In quel periodo i Reds hanno aperto gli occhi: i meravigliosi anni ’70 e ’80 sono ormai un ricordo e anche gli ultimi pilastri dei successi dei Reds di quegli anni stanno appendendo gli scarpini al chiodo. Rush, Grobbelaar, Hansen, Barnes, McMahon, Nicol, Beardsley: tutti ritirati tra inizio e metà anni ’90. Ad Anfield arriva la FA Cup nel 1992 e la coppa di Lega nel 1995, poi il nulla. Nonostante questo, il ricambio generazionale sembrava dover portare nuovi successi.

Da Bootle arriva Steve McManaman, da Toxteth Robbie Fowler. Dalla Scozia, ma nell’academy dei Reds da quando aveva 10 anni, arriva Dominic Matteo. Poi si ricorre al mercato: da sud arrivano David James, Jamie Redknapp e Neil Ruddock, da Bolton – ma nato a Birkenhead, a due passi da Liverpool – Jason McAteer. Si forma un nucleo di giocatori passato alla storia come gli Spice Boys. La ragione è semplice: si vocifera che Fowler esca con una delle Spice Girls, voce peraltro mai confermata. Ad essi si aggiungono giocatori come Stan Collymore e Paul Ince.

I Reds a mani vuote, Evans fallisce

Gli Spice Boys in campo colgono tutto tranne che grandi successi. Il talento è tantissimo, i gol di Fowler e le corse di McManaman sono sotto gli occhi di tutti. Ma manca sempre il click per passare al piano di sopra: il next level non viene mai raggiunto. E intanto Arsenal e United si spartiscono i trofei. In panchina siede Roy Evans, ultimo discendente della mitica Boot Room attraverso cui Shankly, Paisley, Fagan e Dalglish, con l’aiuto di Ronnie Moran, avevano portato i Reds ripetutamente sul tetto del mondo.

Il modo di gestire la squadra da parte dell’allenatore è anacronistico. I retaggi dei decenni precedenti non aiutano le nuove generazioni a sbocciare. Alcuni eccessi fuori dal campo, insieme a qualche infortunio, impediscono ai giovani Reds di imporsi ad alti livelli. Nel 1998 Evans viene affiancato da un allenatore francese: Gerard Houllier. Nel giro di pochi mesi Evans viene allontanato e il nuovo allenatore può concentrarsi sulla ricostruzione.

Houllier indovina il giusto mix

Vengono acquistati giocatori non particolarmente noti nel mondo inglese ma più concentrati sulle vicende in campo come Didi Hamann e Sami Hyypia. Dal vivaio poi arrivano tre giocatori fondamentali, tutti e tre da villaggi vicino Liverpool: un difensore, un centrocampista, un attaccante. Jamie Carragher da Bootle, Steven Gerrard da Whiston, Michael Owen da Chester. A questi giovani Houllier affianca Gary McAllister, scozzese di esperienza ma tremendamente efficace quando conta. Il talento complessivo della squadra è minore rispetto al nucleo degli Spice Boys, ma i risultati sono diversi e il Liverpool nel 2001 ricomincia a vincere.

Nessuno degli Spice Boys va oltre il 2001. Gli ultimi ad andare via sono Fowler e Redknapp, vice-capitano e capitano. Intanto i nuovi Reds proprio in quell’anno vincono cinque trofei, completando uno storico Cup trebleUna squadra con moltissimo talento quella degli anni ’90, ma offuscata da cattive abitudini e scarsa attitudine alla vera fame di vittorie. Perché come dice Gary Neville: «they loved the pints! And pints will cost you the league».

di Daniele Calamia

Daniele Calamia