I 10 giocatori che non ricordavamo al Chelsea

Nonostante i vari fenomeni che sono passati dalle parti di Stamford Bridge, ecco i 10 giocatori che non ricordavamo al Chelsea. Con molte sorprese!

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Una cosa sempre interessante da fare, quando si parla di football, è quella di andare a vedere la composizione delle rose 5-10-20 anni fa. Sicuramente troveremo tanti campioni del passato e del presente, insieme a delle sorprese. Non fa eccezione il Chelsea che, negli ultimi 20 anni, ha ‘ospitato’ nei propri ranghi dei veri e propri personaggi di culto. Insieme ad altri giocatori, magari meno conosciuti a livello italiano, ma che hanno avuto delle più che oneste carriere con maglie diverse da quella dei Blues. Andiamo dunque a vedere quali sono i 10 giocatori che non ricordavamo al Chelsea!

10 – Salomon Kalou

Probabilmente il più noto del lotto, avendo giocato con i Blues per sei anni dal 2006 al 2012. Mourinho lo acquista dal Feyenoord per circa £9 mln, rimanendo folgorato dopo due stagioni in cui domina in Eredivisie. Un sogno ad occhi aperti per l’ivoriano, che racconterà più tardi di aver portato una fotocamera al primo allenamento a Cobham per poter fotografare campioni come John Terry, Michael Ballack e Didier Drogba.

Diversi gol importanti nelle sue prime tre stagioni ai Blues, in cui vince due FA Cup. Nella seconda parte della sua esperienza invece gioca meno sia con Ancelotti che con Villas Boas. Ciononostante vince, sotto Di Matteo, la FA Cup e la Champions League nella notte di Monaco di Baviera, salutando Stamford Bridge da svincolato un mese dopo. Sembra che a 27 anni possa rimanere ad altissimi livelli, invece va prima al Lille e poi all’Hertha Berlino. Più di 250 presenze totali con i due club fino ad oggi, senza particolari acuti di squadra.

9 – Fabio Borini

Prendete qualsiasi edizione di FIFA dal 2007 al 2011 e siate sinceri: quante volte avete provato a costruire un team partendo da giovani promettenti come Fabio Borini o Arturo Lupoli? Due italiani, due potenziali fenomeni, ma solo su videogame. Nella realtà le cose non vanno così bene: il talento bolognese arriva ai Blues a 16 anni e cresce nelle giovanili sotto la guida di Brendan Rodgers. Ottiene risultanti sfavillanti nelle giovanili, non riuscendo tuttavia a sfondare davvero in prima squadra. Solo 4 presenze nell’anno del titolo con Ancelotti, poi il buio.

Nel 2011 va in prestito allo Swansea, ancora sotto Rodgers, aiutando i gallesi a raggiungere la promozione in Premier. Non tornerà più a Stamford Bridge: prima Roma, poi Liverpool (ancora con Rodgers), poi Sunderland. Oggi la carriera di Fabio sembra definitivamente in fase calante, ma a 28 anni nulla è perduto!

8 – Juliano Belletti

Terzino brasiliano vincitore della Coppa del Mondo con il Brasile nel 2002, Belletti è ricordato soprattutto per aver segnato il gol decisivo con cui il Barcellona sconfigge l’Arsenal nella finale di Champions League del 2006 allo Stade de France. La sua esultanza risultò commovente in quell’occasione. L’anno dopo sbarca a Stamford Bridge, dove affronta in tre stagioni la concorrenza di altri validissimi terzini come Paulo Ferreira e Bosingwa.

 

Segna diversi gol importanti, come il bolide contro il Tottenham che viene votato dai tifosi del Chelsea gol della stagione nel 2008. Nella finale di Champions di Mosca segna uno dei quattro rigori che sembrano indirizzare la coppa verso Stamford Bridge, prima che la scivolata di John Terry vanifichi tutto. Tornato in patria nel 2010, si ritira poco dopo.

7 – Emmanuel Petit

Classe 1970, arriva all’Arsenal nel 1997 sotto Arsene Wenger. Diventa subito titolare nei Gunners accanto al connazionale Patrick Vieira, con cui si laurea l’anno dopo campione del mondo con la Francia. Dopo tre anni di successi si sposta al Barça, prima di tornare alla soglia dei 31 anni a Londra, sponda Chelsea.

Dopo una prima stagione molto deludente, si riprende nella seconda formando una bella coppia a centrocampo con un giovane Frank Lampard Jr. Dopo aver raggiunto il quarto posto nel 2003, l’anno successivo arriva un infortunio al ginocchio che gli fa saltare praticamente tutto l’anno. L’ultima sua presenza con i Blues, e nel mondo del football, è del febbraio 2004 contro il Blackburn.

6 – Samuele Dalla Bona

Qui entriamo nel mondo del cult. Samuele Dalla Bona arriva al Chelsea nel 1998 a 17 anni, dall’Atalanta. Nella sua prima stagione in blu si mette in mostra nelle giovanili con 16 gol, giocando da centrocampista. Viene progressivamente integrato in prima squadra (anche grazie all’arrivo di Ranieri), mettendo insieme più di 50 presenze in due anni. Nel frattempo scala tutte le selezioni giovanili della nazionale italiana, pronto a fare il proprio esordio nella selezione maggiore.

 

Nel 2002, dopo un folgorante inizio di carriera, esprime il desiderio di tornare in Italia, ragione per cui viene messo fuori squadra e sostituito con Frank Lampard. Arrivato al Milan, non riuscirà mai più a raggiungere i livelli di Stamford Bridge, trasferendosi addirittura in Serie B nel giro di quattro stagioni. Dopo una fugace apparizione in Grecia e una definitiva discesa nelle serie minori italiane, si ritira a 31 anni.

5 – Juan Sebastian Veron

Arrivato in Italia a 21 anni, nel 1996, Veron vince tutto (ad esclusione della Champions League) con le maglie di Sampdoria, Parma e Lazio. Nel 2001 una Lazio in preda alle proprie difficoltà finanziare lo cede al Manchester United per quasi £30 mln. Nonostante un titolo vinto e diversi complimenti dai propri compagni di squadra, Veron non sfonda a Old Trafford e passa al Chelsea nel 2003 per la metà del prezzo di due anni prima.

Qui l’esperienza è ancora peggiore: solo 7 presenze, un infortunio che lo tormenta e la voglia di abbandonare il calcio inglese per non farvi più ritorno. Torna dove è più a suo agio, in Italia. Vince ancora, questa volta con l’Inter, poi fa ritorno in Argentina per la parte finale della propria carriera. Ha lasciato il segno dovunque abbia giocato, tranne a Stamford Bridge.

4 – Asier Del Horno

Altro talento mancato da aggiungere alla collezione. Asier Del Horno è sulla carta il pezzo mancante della grande Spagna che nella seconda metà degli anni 2000 comincia a dominare in lungo e in largo. Il giocatore basco, all’Athletic dai 12 ai 24 anni, viene acquistato dal Chelsea nel 2005. Sembra il tassello finale della corazzata di Mou di quegli anni e, soprattutto, dell’emergente nazionale spagnola agli ordini di Aragones.

Dopo una sola stagione, non particolarmente entusiasmante, il basco lascia Stamford Bridge per tornare al San Mames. Il Bilbao però desiste a causa di un infortunio al tendine d’Achille. Si inserisce dunque il Valencia, che ha il disperato bisogno di sostituire Amedeo Carboni, appena ritirato. Al Mestalla Del Horno passa più di sei mesi a recuperare dall’infortunio, poi litiga con Sanchez Flores. Dopo una serie di prestiti, si ritira nel 2012, ben lontano dalla posizione di terzino titolare della Spagna a cui sembrava destinato per gli anni a venire quando, in una calda estate del 2005, il Chelsea aveva posato gli occhi su di lui.

3 – Didier Deschamps

Campione del mondo, campione d’Europa sia in nazionale che col proprio club, diversi scudetti in bacheca. Non esiste trofeo che Didier Deschamps non abbia vinto da calciatore e, in particolare, da capitano. Nel 1999, sull’onda del Mondiale dell’anno prima, si presenta a Cobham come campionissimo di esperienza pronto a far decollare definitivamente i Blues che in quel periodo parlano italiano.

Vincerà una bella FA Cup nel 2000, sarà titolare per buona parte della stagione. Ma non sarà più il condottiero che era fino a un paio di stagioni prima. Dopo l’Europeo vinto al Golden Goal con i transalpini viene ingaggiato dal Valencia. Al Mestalla colleziona una manciata di presenze, arriva in finale di Champions League, ma vede i propri compagni soccombere contro il Bayern Monaco dalla panchina. Poche settimane dopo decide di dire basta col calcio giocato.

2 – Jesper Grønkjær

Dalla Groenlandia con furore, questo duttile esterno destro diventa il calciatore danese più pagato di sempre nel 2000, quando i Blues lo strappano all’Ajax. In quattro anni ai Blues colleziona prestazioni e gol importanti, ma si dimostra spesso incostante. Il suo momento di gloria arriva a metà 2003: a Stamford Bridge il Chelsea ospita il Liverpool per uno scontro più che diretto nell’ultima di campionato. Chi vince si qualifica in Champions.

Risultato: 2-1 per i padroni di casa. Grønkjær segna il gol decisivo che manda il Chelsea tra le prime quattro. Da casa segue tutto con attenzione un magnate russo, pronto a rilevare il club, qualora si qualificasse tra le prime quattro. Considerando cosa è accaduto dopo, il gol di Jesper Grønkjær viene spesso definito The Billion Pound Goal. Con l’arrivo di Mourinho va al Birmingham, per poi tornare in Danimarca e concludere la carriera. Escludendo Eriksen, parliamo forse del giocatore più talentuoso che la nazionale danese abbia sfornato negli ultimi 20-25 anni.

1 – Robert Huth

Robert Huth, palmares: 3 titoli di Premier League. Cosa? Come? Quando è successo? Il roccioso centrale tedesco è il simbolo, insieme a Wes Morgan, dell’incredibile titolo del Leicester nel 2016. Ritirato da un paio d’anni, quello che dimentichiamo è che Huth sia stato sfornato dal vivaio del Chelsea. Più di 40 presenze in campionato fino ai 22 anni, quando la sua carriera riparte da Middlesbrough, prima di approdare a Stoke-on-Trent nell’era di Tony Pulis e poi al Leicester sotto Nigel Pearson.

Ai Blues gioca costantemente dietro i titolari Terry, Gallas, Carvalho e Desailly, ma si fa trovare pronto quando chiamato in causa. Mette insieme anche 19 presenze con la nazionale tedesca, facendo parte della selezione del 2006 che arriva terza nel Mondiale di casa.

di Daniele Calamia