I cinque momenti che legano il Liverpool al titolo di campione d’Inghilterra

Il Liverpool vince il titolo di campione d'Inghilterra per la 19esima volta nella propria storia. Rivediamo i cinque momenti decisivi della stagione

0
286
Photo by Liverpool FC

Adesso è ufficiale, possiamo dirlo: il Liverpool vince il titolo di campione d’Inghilterra per la diciannovesima volta. La cavalcata degli uomini di Klopp è stata emozionante sotto ogni aspetto, trascinata da chi non vedeva l’ora di festeggiare questo momento e a tratti frenata da coloro a cui, al contrario, non dispiaceva l’idea di continuare ancora per un po’ a prendere in giro i Reds: You’ll Never Win AgainLiving in the past Football Club e molte altre (sanissime) prese in giro.

Un successo che ha avuto una eco mondiale. Da LeBron James, a Samuel L. Jackson, alla star WWE Sheamus, tutti hanno voluto tributare un momento alla vittoria dei Reds in campionato. Persino da altri campionati non sono mancati gli episodi goliardici, ne è esempio la Bundesliga…

I cinque momenti che legano il Liverpool al titolo

Da ieri sera tutto è stato spazzato via. I Reds rimettono distanza fra sé e il Manchester United nella classifica del numero di major trophy vinti, ritornano campioni d’Inghilterra dopo 30 anni e, last but non least, mettono il trofeo della Premier League in bacheca per la prima volta. Un titolo meritato ma sofferto per il Liverpool, portato a casa con ben sette giornate d’anticipo: un record da quando il titolo di campione d’Inghilterra è stato assegnato per la prima volta nel 1888/89.

Di tutte le 31 partite giocate e di tutti i momenti vissuti dal club nell’ultimo anno, ci sono cinque momenti che legano il Liverpool al tanto agognato titolo.

5 – il mercato in entrata

Cominciamo dal calciomercato: inesistente. I Reds non fanno nessun movimento in entrata di grande rilievo, pensano solamente a puntellare la rosa con Adrian e due giovani di belle speranze come Elliott e van der Berg (per poi prendere Minamino a gennaio). Per il resto si promuovono giovani come i due neo-acquisti, Williams, Hoover e Jones.

Ultimo tassello: il fondamentale recupero di Oxlade-Chamberlain dopo un anno completo fuori per infortunio. Non ci sono uomini di grande peso tecnico da aggiungere, il nucleo con cui Klopp vuole giocarsi tutto è questo: i suoi boys, quelli che lo hanno portato sul tetto d’Europa.

I protagonisti dell’ultimo titolo nel 1990, al centro il manager Kenny Dalglish. Photo by Getty Images/Hulton Archive

Lato uscite invece si sfoltisce la rosa con Sturridge, Mignolet e Moreno tra i principali giocatori a salutare la compagnia. Un processo che proseguirà quest’anno con Lallana e Clyne, forse anche con Lovren e Shaqiri. Sicuramente personaggi che hanno dato un contributo importante in questi anni, ma arrivati probabilmente a fine corsa con questa maglia.

4 – le cinque settimane fra Leicester e Manchester City

Ad inizio ottobre i Reds sono in testa e hanno affrontato un mese di settembre potenzialmente complicato: risultato ribaltato col Newcastle, vittorie incredibilmente sofferte in casa di Chelsea e Sheffield United. Il mese di ottobre sarà ancora più complicato: il Liverpool insegue il titolo ma deve affrontare in sequenza Leicester, Manchester United, Tottenham, Aston Villa e Manchester City.

Mr Reliable James Milner decide il match con le Foxes grazie ad un rigore al 95′, dopo che un bravissimo James Maddison (nato e cresciuto in famiglia con sciarpe rosse tutto intorno a sé) aveva dato all’ex Rodgers il gol del pareggio. Pausa nazionali, si va ad Old Trafford. Una partita tiratissima con il pareggio di Adam Lallana, di cui mezzo Old Trafford si dimentica, a cinque dalla fine: «and maybe he has his Liverpool career back on track» grida Martin Tyler in telecronaca, mentre l’ex Southampton scivola sotto la mitica Stretford End ammutolendo i tifosi dei Red Devils.

Poi gli Spurs e i Villains: due partite uguali ma diversissime. Gli Spurs vanno in vantaggio dopo pochi secondi ma cadono nel secondo tempo dopo una decina di occasioni pericolo per i Reds e altrettante parate di Gazzaniga. A Villa Park poi va in scena forse la principale delle sliding door della stagione: sia Liverpool che City perdono ma gli uomini di Guardiola ribaltano il risultato tornando provvisoriamente a -3 in vista dello scontro diretto. Negli ultimi cinque minuti i due colpi di testa di Robertson e Mane la ribaltano. Si va a +6, portato a +9 dopo un grande match contro i Citizens. Un 3-1 perentorio e mai in discussione, fuga definitiva?

3 – quel mese di dicembre e la spinta nel nuovo anno

Sliding door numero 2. Il Liverpool anela al titolo ma, dopo una meravigliosa vittoria nel Merseyside Derby, ha una serie di scontri insidiosi a cui si aggiungono la qualificazione agli ottavi di Champions ancora da conquistare e il Mondiale per Club dall’altra parte del mondo.

In poche parole, si gioca ogni tre giorni per tutto il mese di dicembre. Risolta la pratica Bournemouth con facilità, i Reds giocano una gran partita a Salisburgo e passano il girone.

Jordan Henderson, il capitano che alzerà al cielo il trofeo dopo 30 anni, qui al fischio finale contro il Leicester al King Power Stadium. Photo by Getty Images

Da quel momento in poi (se si esclude la discussa partita di EFL Cup con l’Aston Villa), il Liverpool subisce un solo gol in tutte le competizioni nel successivo mese e mezzo, vincendo il titolo di campione del mondo contro Monterrey e Flamengo, scavando un solco infinito con le altre rivali in Premier. Watford, Leicester (caduto nel Boxing Day con uno 0-4 senza storia), Wolverhampton, Sheffield United, Tottenham, Manchester United ed Everton (in FA Cup) vengono sconfitte.

2 – l’importanza di una grande fase difensiva

Dal 2018 il Liverpool ha cambiato passo anche in difesa. Alisson, van Dijk e Fabinho si sono aggiunti ai già presenti ma acerbi Robertson, Alexander-Arnold e Gomez. Un assortimento di uomini assolutamente complementare tra loro capace non solo di subire pochissimi gol ma anche di non far respirare gli avversari.

Recuperare la palla alta, inseguire gli avversari fin dentro la loro trequarti, saper sprintare e cambiare gioco in maniera perfetta. Qualcosa che il Liverpool quest’anno ha portato a livelli mai visti. Le partite con Leicester in trasferta e Manchester City e Southampton in casa esemplificano il concetto.

Il Liverpool crede nel titolo in ogni metro di campo: negli sprint di Robertson per inseguire gli avversari e ripartire, nei lanci di Alexander-Arnold meno di un secondo dopo il recupero del pallone. Ma anche nella chimica tra van Dijk e Gomez (che non hanno mai perso in Premier League quando hanno fatto partnership in difesa), nella loro capacità di marcare gli avversari e lasciarli anche per tutti e novanta i minuti a secco di palloni giocabili.

Alisson nel riscaldamento contro i Wolves al Molineux. Il brasiliano è stato l’ultimo tassello di una difesa costruita pezzo per pezzo. Photo by Getty Images

E come dimenticare i due brasiliani: Alisson in porta è una sicurezza, già primo in classifica nel Golden Glove con diverse partite giocate in meno rispetto ai suoi diretti concorrenti a causa di un infortunio ad inizio campionato. E poi Fabinho, la sua capacità di proteggere la difesa facendo schermo. Un giocatore molto lento in velocità ma piuttosto rapido e, soprattutto, estremamente intelligente sia in fase difensiva che nelle giocate offensive. Roba da rifarsi gli occhi, a giudicare dalla sua performance contro il Crystal Palace.

1 – Jurgen Norbert Klopp

E non potrebbe essere altrimenti. Il manager di Stoccarda nell’ultimo anno ha raccolto i frutti di un lavoro quasi quinquennale. Dopo tre finali perse e una serie di delusioni in campionato, lui e il suo Liverpool hanno messo insieme un titolo dopo l’altro. Champions League, Supercoppa Europea, Mondiale per Club, Premier League. Non male la bacheca, non male la filosofia di gioco che ne sta alla base.

Un modo di intendere il calcio che sembra tutto agonismo ma che invece nasconde dei meravigliosi espedienti tecnici. Pressing a tutto campo, difesa altissima, lo spazio che per gli avversari si restringe in corrispondenza di specifiche zone del campo. Tutto ciò significa mettere in pratica l’idea che prima il pallone si recupera meglio è; e per recuperare prima il pallone devi conquistarne il possesso in una zona più alta del campo. Il modo in cui Wijnaldum, Gomez, Henderson e gli altri recuperano il pallone è semplicemente ammirevole.

E poi la capacità di saper impostare alla grande da parte di almeno 2 difensori su 4, l’intelligenza e la complementarietà dei tre centrocampisti (non ce n’è mai uno che abbia le stesse caratteristiche). Per finire loro, i tre moschettieri, tre perle a cui Klopp affida le chiavi del destino suo e della propria squadra. Il forte legame tecnico di Mane e Salah con i rispettivi terzini e centrocampisti, l’abilità di Firmino di giocare il pallone a quella velocità in mezzo le linee avversarie.

Senza dimenticare l’uomo: «questo è per tutti quelli che vorrebbero esserci. Anche per Stevie [Gerrard], per Kenny [Dalglish]; è più facile motivare i ragazzi quando hai avuto nella tua squadra leggende di questo calibro» ha dichiarato Klopp con le lacrime agli occhi mentre veniva intervistato nel post-partita di Chelsea-Manchester City.

E quel rinnovo a lungo termine, firmato a dicembre, che potrebbe proiettare il Liverpool ancora di più nell’olimpo di questo sport. Proprio vero, dopo quattro anni e mezzo al timone di questo club, che Jurgen Klopp sia riuscito a trasformarci from doubter to believer.

di Daniele Calamia

 

 

 

Daniele Calamia