di Simone Dell’Uomo
Non è un periodo radioso per il Tottenham Hotspur. Sembrava che l’avvento di Mourinho avesse riportato entusiasmo, avesse rincanalato la stagione sui binari, avesse rivalorizzato un ciclo che Pochettino riteneva finito e che, dopo 5 anni straordinari, attraverso diversi errori che abbiamo spesso analizzato con attenzione in autunno, l’ha portato all’amarissimo esonero. Così un avvento Special, Josè Mourinho, l’esperienza, la mentalità vincente, rilanciare senatori, scegliere e studiare le partite sotto ogni aspetto, soprattutto quello tattico: all’inizio 12 punti su 15, 4 vittorie fantastiche, soprattutto quella di Wolverhampton così pesante da riproiettare il Tottenham al quinto posto a 3 punti dal Chelsea, quasi come una stagione normale. Poi il calo, sorprendente, natalizio: 4 punti in 4 gare, scontro diretto perso coi blues, soltanto una misera lunghezza raccolta tra Norwich e Saints.

SAME OLD MOU Sulla Manica il Tottenham è stato deprimente, scivolando sotto l’acquazzone del St Mary’s senza creare particolari palle gol. E Mou se n’è inventate di tutti i colori, come sempre, per distogliere l’attenzione dalla prestazione: la litigata col preparatore dei portieri dei Saints, porre l’accento su una difesa che secondo lui continua a migliorare e non concedere più grosse palle gol (qualcuno gli dica che ha giocato coi Saints, non col Liverpool), l’attacco velato a Pochettino sostenendo come la squadra fatica in trasferta da un anno intero e non può essere tutta colpa sua.
RIFLESSIONI E PROBLEMATICHE Sembra quasi che il mondo degli Spurs si sia improvvisamente risvegliato dalla primordiale luna di miele con Jose, tecnico che resta uno tremendamente vincente, un grande stregone di tattica e grande motivatore. Ma certe dinamiche, a livello di motivazione e preparazione tattica, tra cui scegliere cambi giusti e studiare la gara sugli errori dell’avversario, escono brillantemente fuori solo se sussiste parità di ritmo o intensità. Perchè siamo in Premier: chi va più forte e determinato di te, vince. Purtroppo Mourinho si ritrova una serie di problemi, come infortuni e rosa corta, più una serie di errori di mercato realizzati la scorsa estate: si guardi all’assenza di un incontrista forte forte a centrocampo, di una valida alternativa all’altalenante Aurier e ai 60 milioni spesi per Lo Celso, fin qui brutta copia di Lamela, tra l’altro entrambi giocatori da rosa lontanamente paragonabili ad Eriksen, fantasista come loro ma pilastro vero, storico, degli Spurs. Un Eriksen che vuole andar via e che con ogni probabilità lo farà a parametro zero.
CALMA Mourinho sa bene che il Leicester s’è preso la prossima Champions e che l’unica occasione per tornarla a giocare sarà superare il Chelsea, quarto, a sei punti di più in classifica, in una lotta che vede tante, troppe concorrenti. Si veda Wolves e United. E con esperienza, dopo una serie di risultati al di sotto delle aspettative, stavolta predica calma. Calma vera. E mostra serenità in conferenza stampa, alla vigilia della sfida di FA Cup col Boro degli ex Woodgate e Robbie Keane, oggi rispettivamente allenatore e tecnico in seconda proprio del Middlesbrough. E ritorna a spiegare come Klopp sia arrivato a vincere tutto col tempo, lavorando, avendo tempo di costruire anno dopo anno, con calma e pazienza. “Vada come vada, finisca come finisca, questa stagione non sarà la fine del mondo. Certo che lotteremo per risultati migliori, ma andremo avanti in ogni caso. Niente panico, calma. Ho parecchia esperienza, così come il nostro presidente. Ieri guardavo la partita del Liverpool, impressionante, in questo momento probabilmente la squadra migliore del mondo. Poi ho controllato su google quando arrivò Jurgen: ottobre 2015. Ha avuto tempo per cambiare giocatori, calciatori, costruire, installare la sua filosofia, infondere le proprie idee in un gruppo che ripeto, ha costruito anno dopo anno”.
FA CUP, FINALMENTE IMPORTANTE Uno dei motivi per cui Mourinho ha stuzzicato eccome il popolo degli Spurs e i loro sostenitori è il suo palmares, la sua voglia di alzare trofei, per sbattere in faccia ai suoi nemici la sua cronica meravigliosa realtà: ogni anno un trofeo, una coppa, quasi per 20 anni, un vincitore seriale, insomma. E qui la grande differenza con Poch, che spesso lasciava in panchina i Big in FA Cup. Mou sa bene come arrivare fino in fondo, fino a Wembley. E a differenza di Poch, una volta a Wembley, sa studiare bene la partita. Vince sfruttando occhio lungo tattico e gli errori dell’avversario. Domenica alle 15 il Tottenham tornerà dopo anni a NordEst, al Riverside, il suo cammino in FA Cup parte proprio da lì:“Quando associate la Fa Cup alle riserve, ai calciatori che giocano di meno o al debutto di tanti ragazzi della primavera sbagliate di grosso, tutti. La FA Cup è molto importante, vista la storia del club, il legame che ha con i tifosi. Andremo a giocare ogni secondo, ogni minuto della FA Cup al massimo delle nostre forze e se qualcuno mai ci dovesse buttar fuori lo farà battendo una squadra che sicuramente avrà dato tutto, al massimo dei suoi sforzi. Proprio perchè la FA Cup resta una competizione molto importante. Per me come Jose, ma per me come allenatore del Tottenham, rappresentante dei sostenitori degli Spurs. Se giocheranno i ragazzi, non è perchè voglio far turnover, ma semplicemente perchè al momento la situazione è quella che è: infortuni e squalifiche, rosa corta”.
SOS KANE Uno dei problemi più grossi della stagione del Tottenham sono gli infortuni. Ndombele, unico vero top player in grado di orchestrare tra fisicità e qualità il centrocampo degli Spurs, non riesce a trovare continuità per un persistere di un problema muscolare che lo attanaglia ormai da inizio anno. Ma soprattutto Harry Kane, che non è una macchina e che due giorni fa s’è stirato, quindi con ogni probabilità starà fuori almeno un mese. “Quanto resterà in infermeria? Non lo so, non lo so ancora, ma se mi chiedete le mie sensazioni sono chiaramente molto negative. Sarà fuori per un bel periodo. Lo dico adesso, una volta per tutte, così non vi starò ad annoiare con i miei piagnistei per le prossime conferenze stampa. Se ricordate la partita di Southampton, Harry in pochissimi secondi ha realizzato la gravità dell’infortunio. Mi dispiace per la magia della Fa Cup, ma sicuramente niente Boro per Harry Kane. Se il giovane Troy Parrott può sostituirlo? Troppo presto. Penso che una cosa sia il potenziale, un’altra sia esprimerlo. Ha 17 anni, è troppo giovane. Ci sono tanti diversi processi di evolvere o sviluppare le proprie qualità. Ancora secondo me non è nemmeno il caso che vada in prestito, a quell’età sei ancora un bimbo, devi restare tranquillo nel club paterno. Arriverà qualche possibilità, un conto è infatti farlo entrare un quarto d’ora col Burnley, un conto è bruciarlo e dichiararlo al mondo come sostituito di Kane. Ndombele? Ndombele col Norwich ha giocato molto molto bene, ha mostrato esattamente quello che può dare la squadra e quello che manca ai suoi compagni quando è costretto a restare fuori. Purtroppo si porta dietro il solito problema muscolare ad inizio stagione. Frustrante, perchè è giovane e soltanto giocando ripetutamente può imporsi anche in un campionato come la Premier”.
Simone Dell’Uomo
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