Spurs decimati: domani Mission Impossible

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di Simone Dell’Uomo

QUI TOTTENHAM Adesso, realmente, qualche alibi al signor Jose bisognerà pure concederglielo. Una stagione difficilissima per il Tottenham Hotspur, una squadra adesso sì, decimata da infortuni, incertezze e vicende di mercato che in un modo o nell’altro si intrecciano con l’andamento della squadra. Sembrava che Mou avesse ricompattato tutta la barca con lui, da grande condottiero, chiaramente saldo al timone. Alla vigilia di Natale Mou aveva raccolto 4 vittorie su 5 gare, soprattutto quella in extremis al Molineaux, che aveva magicamente riproiettato gli Spurs a soli miseri 3 punti dal quarto posto. Poi infortuni, squalifiche, polemiche, risultati deludenti e altri punti persi, come l’autunno Poch. Tottenham di nuovo nei meandri delle deludenti, a 6 lunghezze dal Chelsea quarto che sembra poter navigare a vele spiegate verso la prossima Champions. Fallire l’accesso alle 32 regine d’Europa costituirebbe un danno economico non indifferente per gli Spurs, ma come ha detto quella vecchia volpe di Josè, “non sarà la fine del mondo”, “andremo avanti”, placando e tranquilizzando gli animi. E domani arriva la squadra più forte d’Inghilterra, una squadra che, faranno i dovuti scongiuri i tifosi dei Reds, vincerà strameritatamente anche la Premier League. Perciò la concreta possibilità di andare a -9 dal Chelsea impegnato al Bridge col Burnley e dire praticamente addio alla prossima Champions League.

DECIMATI La notizia è che quello che sembrava un semplice stiramento, l’infortunio di Kane coi Saints, s’è rivelato molto più grave del previsto: operazione necessaria, fuori almeno fino ad aprile. Stagione quindi compromessa, così come per Sissoko, altro elemento determinante del Tottenham, mai da sottovalutare: pure per lui stesso analogo epilogo, amarissimo. L’altra luce del centrocampo del Tottenham, Tanguy Ndombele, non riesce a trovare continuità: complice un continuo riacutizzarsi di un problema al ginocchio, che ormai lo tormenta da inizio stagione. Senza mai dimenticarci di Davies, giocatore chiave per gli equilibri difensivi dello Special One e soprattutto Hugo Lloris, ormai fuori da ottobre: entrambi dovrebbero comunque rientrare mese prossimi. A centrocampo restano Dier e Winks, che chiaramente sono quelli che sono. L’unica luce sarebbe Eriksen, che resta amaramente proprio il simbolo dell’annata del Tottenham: deludente, a intermittenza, una luce che vuole andar via da White Hart Lane e che con ogni probabilità, mostrando tutt’altro che riconoscenza al club che l’ha lanciato a grandissimi livelli, lascerà a parametro zero. Sulla trequarti Lo Celso sembra tutt’altro che adatto alla Premier, una brutta copia ancor più discontinua di Lamela. Insomma, quella che sembrava una rosa da sogno per Josè, che più volte si dichiarò entusiasta di insediarsi e allenare questo group of players, sembra diventato un incubo.

SHOW Ma la grandezza di Mourinho, o meglio, una delle sue caratteristiche migliori, è quella di grande motivatore o meglio, di grande comunicatore. Per questo sfacciato e sereno, si presenta sorridente in conferenza stampa, a maniche corte nonostante a Londra di notte si scenda chiaramente sotto lo zero. “Affrontiamo la squadra più forte del campionato, se non la più forte del mondo, sapete quello che penso di Harry (Kane) e quanto sia importante per noi, ma non voglio parlare di infortuni anche se conosciamo chiaramente la situazione. Probabilmente in questa sala siamo solo io e il mio addetto stampa a credere di poter vincere (e ride ndr, una della tante risate e battute dello show di oggi ad Hotspur Way). Jurgen (Klopp) ha la possibilità di cambiare qualsiasi elemento della rosa, cambiare le caratteristiche della sua manovra durante la gara, vanta tantissime soluzioni; per questo credo che la sua forza più grande sia proprio la loro imprevedibilità (e sappiamo quanto Mou prepari la gara sull’avversario, specialmente quello tecnicamente più forte e completo, per questo domani sarà difficilissima) Mercato per sopperire agli infortunati? Lasciamo che sia il mercato a cercare noi, non noi a cercare per forza affari. Sono arrivato due mesi fa per migliorare le prestazioni della rosa attuale e nonostante gli infortuni chiaramente non cambia la mia missione. Per questo non voglio pensare al mercato, la riparazione di gennaio è sempre molto complicata, è questione di opportunità, vedremo se arriveranno, lasciamo lavorare il mio boss (Daniel Levy, il presidente).

PISTOLERO Chiaramente il Tottenham sta cercando una prima punta. Ed è chiaro, dato che l’unico centravanti in rosa, per giunta uno dei più forti del mondo, resterà fuori da qui fino ad aprile. Si fa forte il nome di Piatek, in uscita dal Milan per la giusta offerta visto l’arrivo di Zlatan Ibrahimovic. Contatti fittissimi ieri sera tra i club: prima la richiesta di prestito, prontamente respinta, poi l’offerta di contropartite in uscita dal Tottenham (Foyth e Wanyama) per abbassare il prezzo del cartellino. Ma anche in questo caso Milan e Massara chiarissimi: 30 milioni o niente. E Levy si guarda intorno. Cerca prestiti, soluzioni, opportunità.  Anche se il problema a lunga data del vice Kane andrebbe risolto, eccome: l’estate prossima non si dovrà sbagliare, indipendentemente se nelle prossime settimane sarà scelto un prossimo per chiudere e salvare la stagione. Nelle ultime ore sono girati i nomi di Giroud e Cavani, ma sembrano ormai rispettivamente promessi sposi di Inter e Atletico Madrid. Si muove chiaramente anche il mercato in uscita: vicina la cessione di Walker-Peters al Crystal Palace, il ragazzo del settore giovanile chiuso da Aurier merita di andare a giocare per apprendere cattiveria agonistica da Premier e farsi finalmente le ossa. In entrata interessa il prospetto del Norwich, Max Aarons, fluidificante elegante ma ancora poco fisico: in ogni caso Borussia Dortmund favoritissimo.  Al momento bloccata l’uscita di Wanyama per l’emergenza infortuni a centrocampo, anche se resta chiaramente un elemento ai margini del progetto tecnico: su di lui sempre forte l’interesse del Celtic, anche a lui non dispiacerebbe tornare in Scozia.

Simone Dell’Uomo