Notizia di questa mattina: il calcio inglese si ferma. Aveva fatto notizia negli ultimi giorni il totale immobilismo della UEFA e della Football Association nel cercare di mantenere lo status quo, ossia partite a porte aperte come se nulla stesse accadendo nel mondo.
La società europea però ha capito negli ultimi giorni che il football può aspettare. C’è da giocare una partita molto più importante, così anche la UEFA ha finito per adeguarsi. Mancava solo il calcio inglese, i cui organi dirigenziali si erano tuttavia allineati alle parole del primo ministro Boris Johnson nella giornata di ieri. Nessun cambiamento, nonostante la news di tre giocatori del Leicester in auto-isolamento a causa di uno stato fisico riconducibile al virus.
In serata cambia tutto
Arrivati a sera poi una notizia che è un fulmine a ciel ormai non più sereno. Mikel Arteta, manager dell’Arsenal, risulta positivo al tampone. Qualche minuto dopo il Chelsea comunica la positività di Callum Hudson-Odoi. A questo punto il football va messo da parte, le polemiche crescono sempre di più. Così stamattina, dopo una riunione di emergenza, FA-EFL-Premier League hanno comunicato la sospensione del campionato. Neanche passando per le porte chiuse, la questione è chiaramente troppo importante per andare avanti.
Immediatamente si sono scatenate reazioni sui social. Da un lato i tifosi che già si promettevano battaglia pensando al destino del campionato. Dall’altro opinionisti ed ex manager e calciatori, come Gary Neville, che hanno pesantemente attaccato la Premier League per la gestione della faccenda.
It needed a PL manager to contract the virus for them to act! Embarrassing leadership from the @premierleague
— Gary Neville (@GNev2) March 12, 2020
Parola al manager dei Reds
Aveva fatto positivamente notizia la scorsa settimana quanto detto da Jurgen Klopp. In conferenza stampa pre-Chelsea in FA Cup, il manager tedesco aveva risposto abbastanza corrucciato ad una domanda di un giornalista. Argomento, neanche a dirlo, il coronavirus. «Non tocca a me parlarne – aveva subito puntualizzato Klopp – solo perché sono una persona conosciuta non significa che la mia opinione sia valida. Seguiamo gli esperti, che spero troveranno una soluzione». Oggi invece una toccante lettera, pubblicata sul sito web del Liverpool, una volta saputo della sospensione del campionato. Almeno fino ad inizio aprile…
«Non penso sia il momento in cui sia importante ciò che pensa un allenatore, ma capisco che i nostri tifosi vogliano sapere lo stato d’animo in squadra». Così esordisce il tecnico tedesco, che sottolinea come non sia volontà di nessuno giocare in uno stadio vuoto o sospendere le competizioni. Ma se ciò aiuta anche una sola persona a stare meglio allora la discussione non inizia nemmeno: «è una scelta fra il football e il bene della società. Non c’è minimamente partita, davvero».
«Abbiamo il dovere, all’interno della società, di proteggerci l’un l’altro. In qualsiasi momento della vita, in questo più che mai. […] Abbiamo visto membri di squadre contro cui giochiamo venire contagiati. Il virus ha dimostrato che chi sta nel mondo del calcio non è immune dal contagio. Ai nostri rivali e a tutti i contagiati, attuali e futuri, vanno i nostri pensieri e le nostre preghiere».
Parole davvero non banali quelle di un manager che, come tantissimi altri nel mondo del calcio, capisce che la notorietà non porta alcuna protezione contro un nemico di questo tipo. «Mettiamo la salute al primo posto. Non prendiamo rischi. Pensiamo a chi è vulnerabile nella nostra società e agiamo con compassione verso di loro».
«You’ll Never Walk Alone,
Jurgen».
Unendoci idealmente a Klopp, anche noi di Passione Premier auguriamo a tutte le persone che soffrono a causa del coronavirus di superare presto questo brutto periodo. Per poter tornare, tutti insieme, ad una vita normale accompagnata da tanto football.
di Daniele Calamia
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