L’onnipotenza di Kevin De Bruyne, il leader silenzioso del Manchester City

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Kevin De Bruyne ha dato prova della sua onnipotenza in campo nella serata europea contro il Real Madrid: il centrocampista belga, autore di un assist e del gol valido per il 2-1, è stato sicuramente il migliore in campo in una serata che, ne siamo certi, non sarà dimenticata facilmente. KDB è stato incontenibile per i centrocampisti dei Blancos che, per la cronaca, schieravano in campo il terzetto Valverde-Casemiro-Modrid, insomma non 3 centrocampisti comuni; gli strappi e le invenzioni del cervello del Manchester City sono risultati decisivi nell’economia del match così come la sua posizione iniziale da prima punta, in un 4-2-3-1 geniale di Pep Guardiola: la mancanza di un punto di riferimento ha messo in difficoltà la squadra spagnola e, al tempo stesso, ha permesso a KDB di girare abbastanza liberamente in campo. Di lui il tecnico catalano ha più volte detto: “Io credo che Kevin sia un calciatore eccezionale, uno di quei giocatori speciali che sanno fare tutto, sia con la palla che senza palla. Lui vede assolutamente tutto.”

 

Guardiola-De Bruyne, un rapporto vicendevole e redditizio: il ragazzo di Gand, descritto da tutti come silenzioso e introverso, ha trovato la sua dimensione, cioè quella di un fenomeno mondiale, sotto la guida di Pep; al tempo stesso il gioco del catalano non può fare a meno del suo cervello e del suo motore. KDB è il leader tecnico e al tempo stesso silenzioso di questa fantastica orchestra diretta da Guardiola; è il genio nevrotico dei Citizens, avvalendomi di un’espressione con la quale David Winner si riferiva a Johann Cruijff e più generalmente all’Olanda del ’74. La prestazione nel tempio del calcio spagnolo non è altro che un’ulteriore conferma di una crescita costante e in continuo divenire di KDB, attualmente senza dubbio il miglior centrocampista del mondo.

di Gaetano Romano. 

 

 

 

 

Gaetano Romano